Pagine

mercoledì 24 ottobre 2012

Il vento dentro


Non smettere mai di soffiare, 
ecco, ti chiedo in fondo solo questo...per me. 
Questo vento, dentro, che comunque vada non si spegne mai. 
Questo, almeno questo voglio. 
Lo pretendo e lo merito. 
Perché è qualcosa che riesco a sentire 
anche contro al rumore del mondo che mi sta diventando ogni giorno più estraneo. 
Questo, io lo sento. 
Lo sento ancora. 
Questo allora deve restare mio per sempre. 
Ti avviso, te lo ruberò, dovesse essere necessario...e nessuno, nessuno lo giuro, riuscirà a convincermi che non deve essere mio. 
Nessuno, mai, fino alla fine.



mercoledì 17 ottobre 2012

L'ombra che corre

Vi è mai capitato di vedere un fantasma?
Oh... forse voi non ci credete, forse pensate che che chi li vede sia pazzo, che la notte non riservi poi molte sorprese.
Non avete mai guardato un angolo a lungo, nel buio? Così a lungo da essere costretti, a un certo punto, a distogliere lo sguardo perché qualcosa, una qualche forma, cominciava a comparire lì, accucciata a guardarvi?
Lo avete fatto, lo so, lo fanno tutti.
Tutti vedono un'ombra muoversi quando dovrebbe stare ferma, tutti si voltano di scatto al suono di un rumore sconosciuto, e quei sussurri...quelli tra sogno e realtà, quelli che appena svegliati, col sudore sulle tempie, ci respirano ancora addosso per una stridula manciata di secondi folli.
Dai, ammettetelo, anche voi avete visto un fantasma, anche voi.
Perché i fantasmi, sapete, sono fatti di tante cose, tante cose che ci somigliano.
Forse potreste scoprire che quella forma nascosta nell'angolo ha i vostri stessi occhi, socchiusi, intenti a osservare una parte di voi sconosciuta, intenti a scoprire cosa hanno sbagliato, durante il giorno, durante la luce che a volte acceca e rende tutti, in un certo senso, in un certo spaventoso senso, troppo uguali.
Potreste avere la sensazione di riconoscere il vostro profilo in quell'ombra che, improvvisamente, è sfuggita alla presa del vostro sguardo. Se state attenti, molto ben attenti, potreste sentire l'eco dei vostri passi, mentre corre via veloce, scappando da quello che non avete il coraggio di affrontare da troppo tempo, e che da troppo tempo lasciate vincere, accontentandovi di rimanere fermi ad aspettare.
Potreste sentire i sussurri uscire dalle vostre labbra socchiuse mentre la vostra mente rimane aggrappata a quel lembo di sogno penzolante e sdrucito.
Forse voi non ci credete ma, capita che i fantasmi che ci camminano intorno, magari quelli che ci fanno più paura, siano talmente simili a noi da avere la stessa anima, lo stesso respiro, le stesse paure.
Può essere che siano qui per aiutarci.
Ci avete mai pensato?
Può essere che ci urlino qualcosa di importante, a modo loro...
Siete sicuri, davvero, di non aver mai visto un fantasma?
Siete davvero sicuri di non averlo riconosciuto?
No?
Allora provate, stanotte, quando tutti intorno a voi staranno dormendo, a parlare a quella forma rannicchiata nell'angolo della vostra stanza...
Provate a seguire con lo sguardo quell'ombra che corre.
Provate ad ascoltate quell'urlo importante.

martedì 16 ottobre 2012

Premio Simplicity

Come non ringraziare I Libri di Lo per aver scelto anche me come destinataria del "Premio Simplicity": grazie  con tutto il cuore, è un vero onore.

Le regole del premio sono le seguenti:

1- Rispondere alla domanda "Cos'è la semplicità?";
2- Dedicare un'immagine alla persona che ti ha dato il premio;
3- Passare il Premio a 12 blogger;


Perfetto, partiamo? Partiamo...

1 - Trovarsi a spiegare cosa sia la semplicità sembra quasi un paradosso, ed è soprattutto paradossale (o forse, in fondo, logico) trovarsi in difficoltà, nello spiegare cosa sia la semplicità. Forse perché la semplicità non deve essere spiegata, è esattamente quello che vediamo nel momento in cui lo vediamo, scevro da qualsivoglia altra interpretazione personale. La semplicità è quello che non ha bisogno di parole, è quello che appare e non sembra, è quello che ammette un solo tipo di sguardo, non interpretativo, ma concreto; concreto perché semplice. Concreto perché puro.

2 - Ecco perché, Lorenza, l'immagine che voglio dedicarti a proposito di semplicità non può che essere questa: 



3 -  Passo il premio a:














lunedì 1 ottobre 2012

Piovono maschere

Questa notte ho fatto uno strano sogno. Da un cielo nuvoloso e plumbeo cadevano, al posto delle gocce di pioggia, milioni di maschere di carnevale. Erano semplici, di quelle che coprono solo gli occhi, coloratissime e sgargianti. Vederle scendere dal cielo, come se non si rendessero conto di quanto fossero fuori posto, era nauseante, la loro visione non rimandava allegria, tutt'altro, e ognuna di loro sembrava essere accompagnata da un urlo ridanciano e stonato.
Nausea e brividi, era quello che provavo vedendole scendere come fiocchi di neve malformati nel colore e nell'anima. Ricordo di aver sporto la mano oltre il davanzale e averne sentita qualcuna poggiarsi sul mio palmo aperto. Ricordo la sensazione innaturale di quel tocco, ricordo che è stato quello ad avermi svegliato.
Il tocco, non delicato e fresco come solo la neve sa fare, quando come burro si scioglie a contatto con il calore dei nostri corpi. Era un tocco duro, spigoloso e freddo in maniera irrimediabile, quello delle maschere di carnevale. Un freddo che probabilmente mi ha svegliata, facendomi aprire gli occhi alle 4.30 circa del mattino nel buio di una notte troppo silenziosa.
Ho faticato a riaddormentarmi; e anche quando ci sono riuscita, il sonno in cui sono caduta era agitato e teso.
Difficile dormire, dopo aver sentito quel tocco freddo, quelle risa stonate da maschere troppo colorate senza bocca e con buchi al posto degli occhi.
Che brutto quando l'angoscia si infila nei sogni e crea cieli così terribili da lasciar piovere maschere urlanti...
Che brutto quando ci si sveglia in un buio così silenzioso, perché si ricordano ancora meglio le grida.
Che brutto poi, quando la notte viene contro al riposo, senza lasciarti chiudere gli occhi in pace, senza lasciarti qualche ora senza paura.