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domenica 24 febbraio 2013

Libera recensione - Il Seggio Vacante, di J.K. Rowling

Io mi fidavo di J.K. Rowling.
Mi fidavo ciecamente quando ho preso il suo libro dallo scaffale della libreria e, dando solo un'occhiata fugace alla trama, mi sono diretta rapidamente, senza alcun ripensamento, alla cassa a pagare.
Non avevo sentito critiche particolarmente entusiaste, e, come d'abitudine, non ci avevo fatto caso. Non voglio mancare di rispetto verso i critici, dico davvero, solo che, semplicemente, a volte non ci azzeccano. A volte non leggono come dovrebbero leggere, guardano le parole e non le assaporano, dimenticano di essere, prima di ogni cosa, lettori.
Ma lasciamo il passo al Seggio Vacante, e alla mia fiducia nella Rowling, la madre di uno dei più grandi capolavori letterari di sempre (Harry Potter), del quale ancora rimpiango le pagine intrise di magia e familiarità che ormai erano entrate a fare parte della mia vita, come della vita di ognuno dei lettori delle sue vicende. Non poteva deludermi, ne ero profondamente sicura. Certo, gli scrittori a volte lo fanno, è normale, quasi fisiologico, non sempre mantengono le promesse fatte tra le righe dei loro precedenti romanzi, quelle che ci hanno fatto sognare, piangere o imprecare infuriati per quello che stava succedendo senza che noi potessimo intervenire.
Ma della Rowling, come ho detto, mi fidavo. Sapevo che avrebbe mantenuto la parola, nonostante fosse una prova tutt'altro che semplice: uscire dall'incanto di Harry Potter, dal mondo magico e pregno di gustose invenzioni fantasiose (invenzioni che ci hanno nutrito il cuore come golosi dolcetti ricoperti di panna e cioccolato e scaldato l'anima come grandi camini scoppiettanti in sale colme di poltrone nelle quali affondare mentre fuori nevica) per mettersi a discorrere di "banale" realtà.
Mi fidavo, ciecamente, e lei infatti non mi ha deluso.
Il Seggio Vacante è un capolavoro di rara sincerità. Perché è, a mio avviso, prima di tutto questo: un libro estremamente sincero.
Dal momento in cui ho iniziato a leggerlo ho desiderato di poterne parlare, e questo capita solo con i libri migliori che si possa avere l'onore di leggere. Il desiderio di sottolineare frasi e collegamenti di rara maestria, la testa che annuisce e gli occhi che si spostano di lato come si fa quando qualcosa ci sovviene alla mente: non è forse vero che quel personaggio ci ricorda profondamente qualcuno?
Bé, lei in questo è sempre riuscita. Farci sentire parte del mondo che racconta è la sua prerogativa migliore.
Qui, però, fa ancora di più.
Qui parla del mondo che noi effettivamente abitiamo, parla di persone che tutti abbiamo incontrato, anche se con nomi o volti diversi, e lo fa dopo averli guardati da ogni angolazione possibile e immaginabile. Così una madre diventa anche figlia; la figura professionale diventa privata, spiata nei suoi pensieri più nascosti e onesti (onesti ma bui; perché può essere, la maggior parte delle volte, che lo siano), i forti vengono smascherati e filtrati attraverso le loro debolezze, i deboli, quelli che non riescono ad avere voce, parlano più chiaramente di quanto ci potremmo aspettare. Tutto è collegato, in questo libro, tutto è legame, un intricato ma evidentissimo legame di prospettive tridimensionali. Un legame che forma, volenti o nolenti, una comunità di persone. E' attraverso questo legame che ogni cosa viene sviscerata, il male e il bene, l'ipocrisia e la sincerità, l'onestà degli intenti e l'opportunismo, la verità e la menzogna, la lealtà e il tradimento, il decoro (finto) e il degrado (vero) e, in tutto questo continuo divenire, l'inevitabile cambiamento che si abbatte su un sistema, qualunque esso sia, quando gli equilibri vengono scossi o rimescolati.
Molte cose mi hanno colpito di questo libro, ma una più di tutte dovrebbe far riflettere chi vi si avvicina: i figli. I figli di questa società, i figli nostri o degli altri, cosa stanno capendo? Cosa si porteranno dietro negli anni? Con quali occhi ci guardano? Con quali parole o gesti cercando, disperatamente, di parlarci?
Lo so, sono tutte domande, queste.
Ma non è forse vero che sono i libri migliori, a generarle?
Alle risposte, ovvio, dovremo sempre pensarci noi.
Qualora lo vogliate, buona lettura!

Da questo libro:

"[...] che tortura, quei piccoli fantasmi lasciati dai figli man mano che diventavano grandi; i figli non avrebbero mai saputo, e non avrebbero tollerato di saperlo, quanto si soffriva a vederli crescere."

"- Ma chi può tollerare di sapere quali stelle sono già morte? - pensò, guardando il cielo notturno; - C'è qualcuno al mondo che possa sopportare di sapere che lo sono tutte? -" 

martedì 12 febbraio 2013

Però mi sono fermata


Stamattina in macchina sono passata di fianco a un campo, uno di quelli vicini a casa mia, uno di quelli che i miei occhi hanno visto durante le estati e gli inverni da quando ero piccola, uno di quei luoghi familiari che, messi tutti insieme, costituiscono la tua personale terra d'origine. Uno spillo di luce solare stava facendosi largo tra le nuvole, ma ancora dal cielo scendeva qualche svogliato fiocco di neve soffice. Mi sono fermata, non ho potuto resistere, in mezzo alla strada e ho guardato. Avrei voluto fare una foto ma nessuno l'avrebbe capita tranne me e alcuni miei compagni di viaggio, uno di loro in particolare. La neve intonsa e che si colorava di luce, la leggera foschia sospinta via dal calore che anche quello spillo di sole riusciva a generare, i pochi alberi in fondo, lontani, a salutarmi con i loro rami resi paffuti dalla neve... Ho sorriso, ma non ho scattato nessuna foto. Alcune immagini sono e devono rimanere solo per il nostro sguardo, private, custodite, con tutto quello che risvegliano dentro di noi, con la memoria di tutti i nostri sguardi precedenti lanciati da occhi più giovani di quelli che abbiamo ora.
Però mi sono fermata, ecco, questo conta. Mi sono fermata e quell'immagine l'ho raccolta. Non è più lì, ora, ma dentro di me, per sempre.

martedì 5 febbraio 2013

Le Perle di Italo Calvino - #1

Già nella vetrina della libreria hai individuato la copertina col titolo che cercavi. Seguendo questa traccia visiva ti sei fatto largo nel negozio attraverso il fitto sbarramento dei Libri Che Non Hai Letto che ti guardavano accigliati dai banchi e dagli scaffali cercando d'intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s'estendono per ettari ed ettari i Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere, i Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura, i Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D'Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D'Esser Stato Scritto. E così superi la prima cinta dei baluardi e ti piomba addosso la fanteria dei Libri Che Se Tu Avessi Più Vite Da Vivere Certamente Anche Questi Li Leggeresti Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Che Hai Da Vivere Sono Quelli Che Sono. Con rapida mossa li scavalchi e ti porti in mezzo alle falangi dei Libri Che Hai Intenzione Di Leggere Ma Prima Ne Dovresti Leggere Degli Altri, Dei Libri Troppo Cari Che Potresti Aspettare A Comprarli Quando Saranno Rivenduti A Metà Prezzo, dei Libri Idem Come Sopra Quando Verranno Ristampati Nei Tascabili, dei Libri Che Potresti Domandare A Qualcuno Se Te Li Presta, dei Libri Che Quasi Tutti Hanno Letto Dunque E' Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu. Sventando questi assalti, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza
i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere,
i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,
i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,
i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,
i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest'Estate,
i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale,
i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile.
Ecco che ti è stato possibile ridurre il numero illimitato di forze in campo a un insieme certo molto grande ma comunque calcolabile in un numero finito, anche se questo relativo sollievo ti viene insidiato dalle imboscate dei Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D'Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli davvero.
Ti liberi con rapidi zig zag e penetri d'un balzo nella cittadella delle Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae. Anche all'interno di questa roccaforte puoi praticare delle brecce tra le schiere dei difensori dividendole in Novità D'Autori O Argomenti Non Nuovi (per te o in assoluto) e Novità D'Autori O Argomenti Completamente Sconosciuti (almeno a te) e definire l'attrattiva che esse esercitano su di te in base ai tuoi desideri e bisogni di nuovo e di non nuovo (del nuovo che cerchi nel non nuovo e del non nuovo che cerchi nel nuovo).
Tutto questo per dire che, percorsi rapidamente con lo sguardo i titoli dei volumi esposti nella libreria, hai diretto i tuoi passi verso una pila di Se una notte d'inverno un viaggiatore freschi di stampa, ne hai afferrato una copia e l'hai portata alla cassa perché venisse stabilito il tuo diritto di proprietà su di essa.
Hai gettato ancora un'occhiata smarrita ai libri intorno (o meglio: erano i libri che ti guardavano con l'aria smarrita dei cani che dalle gabbie del canile municipale vedono un loro ex compagno allontanarsi al guinzaglio del padrone venuto a riscattarlo), e sei uscito.

(Italo Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore)

Libera recensione - La gatta che suonava il piano di Nicola Nicodemo

Avevo promesso questa recensione ad un mio caro vicino di Blog: Blog novel: Il Romanzo, bé, eccola.

Sembra di sbirciare attraverso uno squarcio del tempo, leggendo questo racconto. Sembra che il legno duro, invecchiato e scricchiolante che ci separa dal dolore di un'epoca tra le più brutte attraversate dal mondo e in special modo dall'Europa, si apra in un punto da cui provengono voci e rumori.
E allora cosa si fa, con i buchi delle vecchie stanze che confinano col passato? Ci si accosta, e si guarda attraverso.
Io l'ho fatto.
L'ho fatto e ci ho visto la vita, la voglia di vita, la paura, la voglia di non averne più, di quella tremenda paura, e la spinta a combatterla come si combatte il nemico, magari mentre si combatte il nemico. Ho visto la confusione, la disperazione, ho incrociato sguardi furtivi e impauriti, domande sui volti e nelle mani degli uomini, ho sentito spari, ho udito colpi, colpi...come quelli leggeri, soffici e tremanti di una bambina, sul volto di sua madre mentre invoca il suo nome in una notte scura.
E' uno squarcio nel tempo, e tutto quello che contiene, a parlare da queste pagine.
Accostatevi a quel legno duro, accostatevi a quel buco nel muro e guardate...
Alcuni volti e voci vi racconteranno la loro storia e poi, in qualche modo, apparterranno un po' anche voi i loro ricordi.
Ricordi che vale sempre la pena di conoscere, sguardi che vale la pena di incrociare.
Un bello e delicato sguardo quello dell'autore, bello e delicato il suo modo di narrare.
Lo consiglio.






domenica 3 febbraio 2013

I giorni in cui si può vedere il vento

A me piacciono quei giorni in cui si può vedere il vento. Mi piacciono perché sanno di buono , perché trascinano le nuvole da una parte all'altra del cielo come stracci per spazzare via la polvere...
No, non sono i giorni in cui il vento si può solo sentire, sono quelli in cui sì, il vento si può vedere. Sono quelli, che mi piacciono di più.
Perché c'è qualcosa di intonato nel vedere un girotondo di foglie secche che saltellano in mezzo a una strada deserta, c'è qualcosa di accordato, di simile alle note giuste di una melodia suonata al pianoforte da mani sagge e ricche di musica. C'è qualcosa di perfetto come le rime di un verso di poesia nell'ondeggiare dei primi fili verdi figli dei semi piantanti nei campi quando i cieli erano grigi e freddi e il sole sembrava non riuscisse a scaldare nulla, nemmeno dei fragili capelli di bambino.
Mi piacciono, quei giorni.
Anche la luce sembra seguire il vento, appare diseguale, non omogenea, da qualche parte...in qualche punto, brilla di più. Brilla di più di qualche giorno prima e non si sa perché.
E' troppo presto perché sia primavera, eppure nell'aria qualcosa si spande. Si muove col vento un profumo di nuove promesse e allora sembra, guardando i rami secchi degli alberi, di vederci già le fronde rigogliose e pesanti dell'estate.
Mi piacciono, sì, i giorni in cui si può vedere il vento. Forse è una preghiera di futuro, forse è una cosa simile alla speranza, una banale ma certamente fervida visione di quello che sarà o potrà essere se lo lasciamo fare...se lasciamo che sia.
Mi piacciono le nuvole lanciate di qua e di là, e le montagne talmente nitide da sembrare disegnate su una tela a un passo da me, così ricche di dettagli da poterci scorgere le case abbarbicate sui loro possenti fianchi.
Mi piacciono, poi, perché in quei giorni non scende il buio, quando la notte arriva è blu, non nera, e si vedono le stelle brillare così forte da sentirle quasi gridare e quando gridano le posso vedere anche ad occhi chiusi, mentre col viso rivolto all'insù lascio che il vento spolveri anche me, che si porti via tutto quello che di nero ho addosso o intorno, che lo tratti come straccio, e non me lo riporti più.