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martedì 22 aprile 2014

Ho sognato chi ero

Ho sognato di vedere le luci, quelle che si vedono dal cielo guardando giù. Ho sognato che non avevo paura, e che sull'onda del vento tutto il brutto sembrava contare di meno e il bello di più. Ho sognato che davvero avrei potuto decidere... decidere cosa? Di vivere, cosa vivere, di essere, di essere in un posto e non in un altro. Ho sognato che le valigie sono leggere, leggere ma piene di tutto quello che serve, e che di tutto quello che serve fai parte anche tu, che ci sei, che mi hai vista, come io ho visto te. Ho sognato di correre senza paure, senza che il vento contrario mi possa fermare; ho sognato che col vento contrario si può persino volare...
Ho sognato che non mi devo sentire diversa, se guardo il mondo con lenti da fiaba. Ho sognato che le cose belle non finiscono mai, ho sognato che ci dice il contrario non esisteva più... anzi, ancora meglio, non era mai esistito. Ho sognato che gli alberi parlano e che i fili d'erba ascoltano; ho sognato che nelle notti di vento parla anche la luna, lo fa con la luce, sì, ma non solo con quella. Ho sognato che ieri era bello, e che domani arriva sempre ed è sempre sereno... Ho sognato di notte senza chiudere gli occhi, perché a chiudere gli occhi si rischia di star più svegli che con gli occhi aperti, o almeno è quello che succede di solito ai sognatori, come me.
Ho sognato chi ero, ho sognato che c'ero...
Ho sognato che il sogno non è ancora finito.

mercoledì 16 aprile 2014

Libera recensione - Doctor Sleep, Stephen King

Ok, King è e rimarrà per sempre il mio più grande maestro. Con lui sono cresciuta, con lui ho imparato a leggere tra le righe, con lui ho anche imparato in un certo senso a scrivere, perché qualcosa di lui rimane attaccato a quello che scrivo, al mio personale modo di farlo, esattamente come rimangono in noi i modi di dire, di esprimerci, di gesticolare a seconda del luogo in cui cresciamo.
Detto questo (premessa doverosa), devo purtroppo arrivare a dire che Doctor Sleep non mi è piaciuto.
L'ho atteso per mesi, ho pregustato come molti il momento di averlo finalmente tutto per me e l'ho aperto per la prima volta con "l'acquolina in bocca" chiedendomi quale sapore mi sarebbe esploso nella mente una volta cominciato... poi, la delusione. Non parlo tanto della trama, in sé non è male, ma sappiamo tutti che a fare grande un libro non è quasi mai la trama, ma piuttosto il modo in cui si entra a contatto con i personaggi, quanto si arriva vicini a stringere loro la mano. Ecco, King in questo è sempre stato geniale. Ho chiuso quasi tutti i suoi libri, belli e meno belli, con l'assoluta certezza di avere degli amici in più.
Questa volta invece non è accaduto nulla. Non ho incontrato nessuno e, soprattutto, non reincontrato Danny.
Lo so, molto dipende anche dalle nostre aspettative e certamente le mie erano immense nei confronti di Danny, il bambino che avevo lasciato con Shining e che mi era entrato nel cuore con una potenza accecante.
Il Dan adulto non ha, a mio parere, nulla di quella potenza disarmante. Nella mia mente non è riuscito mai a prendere forma, non ha acquisito un carattere, un volto, un passato (sebbene il suo passato lo conoscessi già, o forse proprio per quello...). Non ho conosciuto Abra, o meglio, la sua idea di lei (anche solo fisicamente parlando) inspiegabilmente non corrispondeva a quella che King voleva che avessi, non capisco la ragione di questa discordanza, ma non mi è piaciuta. Dan e tutti gli altri personaggi sembrano essere il frutto di echi di personaggi passati frullati insieme, nulla di nuovo, purtroppo.
Quanto ai brividi, quelli in più di un'occasione sono arrivati. Dopotutto, King rimane King, anche nel peggiore dei casi.
La mia personalissima (e dolorosissima) conclusione? Forse, e dico forse perché so che non si dovrebbe mai contestare la scelta di un autore (e so anche, da aspirante scrittrice, quanto possa essere tremendamente fastidioso), sarebbe stato meglio lasciare Danny là dove era rimasto alla fine di Shining. Non avremmo mai saputo come sarebbe stato da adulto, ognuno di noi lo avrebbe collocato nella parte migliore del mondo e avrebbe conservato per sempre la sua luccicante potenza.

Da questo libro:

"[...]E' come se in casa soffiasse uno strano vento, ma non se ne vedono o sentono gli effetti. Penso sempre che prima o poi sventolino le tende o volino via i quadri dalle pareti, ma non succede mai."

"Succede alla maggior parte dei bambini [...], ami i tuoi genitori e incroci le dita. Che scelta hai? [...]"

domenica 13 aprile 2014

E fresco è rimasto il ricordo

Che erano fresche le estati, perché eravamo freschi noi... Fresco il modo di guardare il mondo, di vivere le notti senza le paure di oggi. 
Erano freschi i momenti, freschi i baci sulle labbra morbide. Fresco il sapore di gelato alla nocciola, fresca l'aria della sera. 
Che erano fresche le mani e il loro modo di intrecciarsi, perché erano freschi gli istanti... freschi e unici come i respiri che ci gonfiavano i polmoni. 
Fresche le grida, fresche le voci, fresche le risa del nostro rincorrerci, fresco l'abbraccio del nostro incontrarci. 
Che erano fresche le attese, fresche le acque del mare e dei fiumi in cui giocare. 
Che era fresco tutto, perché eravamo freschi noi... E fresco è rimasto il ricordo.

lunedì 7 aprile 2014

"E' per quello che viene, per farmi impazzire..."

"Mi chiamo Maureen e vi scrivo dalla mia stanza di
reclusione.
Da qualche tempo ho smesso di contare i giorni. Prima
lo facevo, ma ora non mi interessa più sapere quanto
tempo è passato da quando mi hanno rinchiusa qui
dentro.
Loro, loro credono che io sia pazza.
E se continuo a ripetere che non è vero, loro, chissà
perché, lo credono ancora di più.
Questo, almeno questo, l’ho capito e allora ho smesso
di dirlo. Ho smesso di urlarlo e loro non mi legano più
al letto.
E’ un bene, questo. Perché quando lei arriva io posso
provare a nascondermi finché non se ne va. Posso
evitare di guardare i suoi occhi vuoti e finti e,
soprattutto, posso evitare che lei guardi me.
Perché essere guardati da lei è terribile, sapete?
È qualcosa che somiglia al rumore del gesso nuovo
sulla lavagna, o del vetro quando si incrina, solo che a
rompersi è sempre qualcosa dentro di me.
Ogni notte di più.
Ogni notte, sì, lei viene da me tutte le notti.
Ho paura che prima o poi la mia mente comincerà
davvero a sciogliersi, e allora forse lei smetterà di
venire.
E’ per quello che viene, per farmi impazzire."

Magdalene, Marina Lizzi http://www.lulu.com/spotlight/marinaliz