Tu, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, nel mondo? Bisogna chiederselo, sai? Arriva per tutti il momento di farlo, e bisogna che la risposta sia pronta e sincera. No, non pensarci per più di qualche manciata di secondi; le decisioni migliori sono quelle che prendi sull'orlo dei burroni: "Che faccio, salto? Salto o non salto? Oppure torno indietro?". Chieditelo e poi chiudi gli occhi senza riflettere troppo e, quando li riapri, vai verso il posto che ti sei scelto, il tuo "modo nel mondo". Lascia che scorrano via, se puoi, le persone che non hanno il coraggio di porsi questa domada. Lascia che scorrano, lascia che passino come un tratto di corrente di un fiume, e poi riprendi a camminare. Chi non se lo chiede, non vive. Lo sai, questo, vero? Chi non se lo chiede esiste e basta, ma non saprà mai perché. Ma tu vuoi saperlo, perché ci sei, vero? Tu vuoi saperlo qual è, il tuo modo nel mondo, vero? Lo vuoi sapere perché lo senti come qualcosa che ti gira nella gola alla mattina appena sveglio ed è qualcosa di simile a un grido. Lo vuoi sapere perché senza saperlo non saresti che a metà. O meno di metà, forse, non arriveresti nemmeno a un terzo di quello che dovresti essere, di quello che dovresti vivere.
Tu, quindi, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, in questo mondo? Sei per la tempesta? Sei NELLA tempesta? Scegli la burrasca? Scegli il vento forte che strappa le vele? Scegli gli scossoni delle onde arrabbaite? Scegli il singhiozzo dei salti nel vuoto? Il tuffo al cuore, i pugni nello stomaco, la voglia improvvisa di correre? Il sapore del sangue delle ferite leccate, i muscoli che si tendono dopo essere stati atterrati e scattano, più forti, sempre più forti e più lontano? Oppure scegli la calma, il mare piatto e sereno, il veleggiare tranquillo senza sorprese? Il tuo modo nel mondo è la pace? E' la quiete del corpo e dell'anima, il silenzio delle vene, il tepore del camino invece del fuoco che divampa? Scegli di camminare, senza correre mai? Scegli di stare sempre attento a non cadere? Scegli di sederti sull'orlo del burrone, invece che provare a lanciarti? Qual è, la tua parte di mondo? Qual è il tuo popolo? Di che gente sei?
Io, me lo sono chiesta più volte, ma non ho mai avuto il coraggio di rispondere. Non fino a qualche tempo fa. Ho risposto, quindi.
Sì, ho risposto.
Ho risposto che scelgo e sceglierò sempre la burrasca, il mare in tempesta e il divampare del fuoco. E ho sofferto le pene dell'inferno e le soffrirò ancora, per questo, ma dall'inferno, per questo, ne sono anche uscita. La mia gente è quella lì, non c'è dubbio... è quella che brucia, che non ha paura di cammianre sull'orlo del burrone, è quella che anche se è caduta non ha smesso di correre sui sassi appuntiti. La mia gente è quella che si spaventa ma cerca di picchiare a sangue le sue paure, anche se magari, mentre lo fa, piange.
Il mio popolo è quello, ma non faccio parte di nessun branco.
Non ho branchi, ma ho un popolo, ho la mia gente.
Il mio modo nel mondo, purtroppo o per fortuna, è la tempesta.
Il tuo, invece, qual è?
mercoledì 17 settembre 2014
sabato 31 maggio 2014
EBOOK MAGDALENE, AGGIORNAMENTO DISTRIBUZIONE
Ecco i nuovi siti di distribuzione in cui Magdalene è in vendita. Aggiornerò nuovamente.
"Lei, con le sue
gambe rigide che dovrebbero star ferme, e invece la fanno camminare.
Come fa? Come
fa a camminare?
Come fa?
Eppure la
sento… sembra strisciare. Sento il rumore di qualcosa che sfrega il pavimento,
ma ogni volta che la guardo è ferma.
Ferma in un
posto, ogni volta diverso, con il suo sorriso stupido e demente e i suoi occhi
spalancati e impolverati.
Una mano è
sempre protesa verso di me.
Vuole
prendermi.
Non so se mi
spiego." (Marina Lizzi, Magdalene)
http://www.bookrepublic.it/book/9788891143228-magdalene
http://libreriarizzoli.corriere.it/Magdalene/G.2sEWcWL0AAAAFG5GIxOTvW/pc?CatalogCategoryID=x_esEWcWR5oAAAErWbkdhq_J&Root=eBook
http://www.cubolibri.it/home.php/ebook-magdalene-marina-lizzi-youcanprint-9788891143228.html
http://www.inmondadori.it/Magdalene-Marina-Lizzi/eai978889114322/
https://play.google.com/store/books/details/Marina_Lizzi_Magdalene?id=RAOnAwAAQBAJ
http://www.ibs.it/ebook/lizzi-marina/magdalene/9788891143228.html
martedì 27 maggio 2014
MAGDALENE IN EBOOK
Amici lettori, finalmente il mio racconto horror anche in ebook. Potete trovarlo, per ora, ai link sotto indicati (Amazon e Ultima books). Sarà mia cura pubblicare di volta in volta tutti i siti di distribuzione nei quali verrà inserito man mano.
Grazie sin da ora a chi vorrà conoscere Magdalene...
Grazie sin da ora a chi vorrà conoscere Magdalene...
sabato 17 maggio 2014
Libera recensione - Albert Espinosa, Braccialetti Rossi - il Mondo Giallo, se credi nei sogni i sogni si creeranno
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| Braccialetti Rossi - Il Mondo Giallo di Albert Espinosa |
Come funziona con i libri, ormai, lo sappiamo bene. Anche grazie alla miriade di opinioni, abbiamo imparato a conoscere cosa aspettarci e quando, anche se a volte si divertono ancora a sorprenderci. Tra le pagine dei libri soffiano venti particolarmente capaci di cambiare le carte in tavola in un batter d'occhio, e questo fa parte del bello.
In ogni caso, io so bene quando un libro mi lascerà il segno. Non si tratta di una carezza, non di un'emozione (sebbene avvenga anche grazie a loro e siano ben accolte), un libro mi lascia il segno quando mi tira un pugno.
Un pugno, sì. Un bel pugno nello stomaco (figurato, ovviamente), proprio nel punto in cui serve per farti smettere di respirare per qualche secondo. Braccialetti Rossi, il pugno me l'ha tirato nel bel mezzo di un supermercato, mentre stavo divertendomi a sfogliarne incuriosita le pagine. Stavo seguendo la serie tv Braccialetti Rossi, trovandola tutto sommato ben fatta e stranamente coraggiosa e proprio non sapevo fosse tratta da un'esperienza di vita vera. Quindi quando il mio sguardo ha intercettato il titolo sullo scaffale, automaticamente l'ho preso e aperto. Cercavo, come un segugio, le tracce del feeling, temendo fosse il solito libro tratto dalla serie televisiva e non viceversa; e invece nello sfogliare cominciano a piovermi addosso parole, stralci di frasi da uno strano sapore... Com'è nato? titola un capitolo, e le sue prime parole sono "Be', dal cancro.", i miei occhi scorrono, saltano righe e ... "Avevo quattordici anni quando sono stato ricoverato per la prima volta [...]. Ho perso lungo la strada una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. Eppure devo dire, e devo farlo adesso, che per me è stato un periodo felice [...]".
No, il pugno non era ancora arrivato, ma le mie mani a questo punto erano ben salde e aggrappate al libro, i miei occhi, anche. Cominciava a farsi strada la sensazione di avere di fronte qualcosa di raro, qualcosa di nuovo, nuovo in modo tutto particolare, tra l'altro. Nuovo anche nel modo di essere nuovo. Ed è l'unico modo, questo, in cui riesco a spiegare quello che ho pensato in quel momento. Almeno prima del pugno, perché dopo ne ho avuta la certezza: io, una cosa così non l'avevo mai letta. Ma dovevo leggerla.
E quindi proseguo a cercare, e trovo righe che parlano di un patto "...Noi ragazzi malati di cancro [...] ci saremmo divisi la vita di quelli che non ce l'avrebbero fatta. [...] Comunque fosse andata, avremmo continuato a vivere attraverso gli altri, sostenendoli nella guerra alla malattia." Non mentirei se dicessi che a questo punto un po' già il fiato mi mancava, e qualcosa come un pizzicore agli occhi mi stava rendendo più difficile leggere, ma nulla in confronto al boccheggiare di qualche secondo dopo, quando... "Nei miei dieci anni di cancro mi sono toccate 3,7 vite. Quindi, a scrivere questo libro siamo in 4,7, ossia le 3,7 persone di cui ho ereditato la vita e io." BAM!! Senza fiato.
"Bene," prosegue più giù "vi ho detto del cancro e di me. Mi piace, il modo in cui ne ho parlato, sono soddisfatto. Il primo passo è fatto. Avanti col mondo giallo, dunque.".
E nel mondo giallo, io, ci sono entrata. Ovvio, il libro è venuto a casa con me; ovvio, non ho nemmeno finito di mettere via la spesa che ero già seduta sul divano a leggerlo.
E' stato bello scoprire che avevo ragione a pensare di avere tra le mani qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai letto e che avrei dovuto leggere. Il "mondo giallo" va conosciuto, senza ombra di dubbio. Salvo poi scoprire di averlo già, ognuno a suo modo, sfiorato. E Braccialetti Rossi è un libro che va letto. Va letto senza pietà, senza drammaticità, senza quella base di teatralità che siamo portati a mettere da fondamenta quando ci avviciniamo a un libro che parla di argomenti "difficili". Vi sorprenderete a piangere, sì, ma senza il velo di trucco che spesse volte ricopre le lacrime. Se piangerete leggendolo, piangerete in mutande e spettinati. Piangerete davvero, e per questo sorriderete anche, davvero. E per questo il messaggio arriverà chiaramente e senza mezzi termini. Un messaggio di vita che proprio per questo non teme di parlare anche della morte e della malattia. Un messaggio di gioia che, per essere vero, non può avere paura del dolore. E' un libro di scoperte (ventitré), di lezioni imparate sulla pelle e delle quali si sente il bisogno (o il dovere) di parlare. E' un libro felice. E se crediamo che la felicità sia solo qualcosa di rosa e azzurro, di soffice e profumato, allora siamo noi ad aver dimenticato (o a non aver mai capito, forse) che cosa sia realmente.
Personalmente?
Personalmente credo che la cosa più importante per vivere felici sia non avere paura, persino in un mondo che ti chiede costantemente d'averne.
Questo, è un libro fatto di tante cose, ma non di paura. Ecco, mi piace.
Credetemi, dunque. Voi, una cosa così non l'avete mai letta. Ma dovreste leggerla.
Probabilmente, tutti dovrebbero leggerla.
Braccialetti Rossi, Frasi estratte (oltre agli stralci sopra citati):
"Quel giorno ho capito che "dolore" è una parola senza valore concreto, proprio come "paura". Sono termini spaventosi, che causano dolore e paura."
"Trova quello che ti piace guardare, e guardalo."
"Un ricordo che profuma d'arancia. I ricordi hanno un odore, e la trovo una cosa straordinaria."
"Credere e creare sono due parole molto simili, e si somigliano tanto perché sono molto vicine. Così vicine che, se credi, crei. Credi, quindi..."
martedì 22 aprile 2014
Ho sognato chi ero
Ho sognato di vedere le luci, quelle che si vedono dal cielo guardando giù. Ho sognato che non avevo paura, e che sull'onda del vento tutto il brutto sembrava contare di meno e il bello di più. Ho sognato che davvero avrei potuto decidere... decidere cosa? Di vivere, cosa vivere, di essere, di essere in un posto e non in un altro. Ho sognato che le valigie sono leggere, leggere ma piene di tutto quello che serve, e che di tutto quello che serve fai parte anche tu, che ci sei, che mi hai vista, come io ho visto te. Ho sognato di correre senza paure, senza che il vento contrario mi possa fermare; ho sognato che col vento contrario si può persino volare...
Ho sognato che non mi devo sentire diversa, se guardo il mondo con lenti da fiaba. Ho sognato che le cose belle non finiscono mai, ho sognato che ci dice il contrario non esisteva più... anzi, ancora meglio, non era mai esistito. Ho sognato che gli alberi parlano e che i fili d'erba ascoltano; ho sognato che nelle notti di vento parla anche la luna, lo fa con la luce, sì, ma non solo con quella. Ho sognato che ieri era bello, e che domani arriva sempre ed è sempre sereno... Ho sognato di notte senza chiudere gli occhi, perché a chiudere gli occhi si rischia di star più svegli che con gli occhi aperti, o almeno è quello che succede di solito ai sognatori, come me.
Ho sognato chi ero, ho sognato che c'ero...
Ho sognato che il sogno non è ancora finito.
Ho sognato che non mi devo sentire diversa, se guardo il mondo con lenti da fiaba. Ho sognato che le cose belle non finiscono mai, ho sognato che ci dice il contrario non esisteva più... anzi, ancora meglio, non era mai esistito. Ho sognato che gli alberi parlano e che i fili d'erba ascoltano; ho sognato che nelle notti di vento parla anche la luna, lo fa con la luce, sì, ma non solo con quella. Ho sognato che ieri era bello, e che domani arriva sempre ed è sempre sereno... Ho sognato di notte senza chiudere gli occhi, perché a chiudere gli occhi si rischia di star più svegli che con gli occhi aperti, o almeno è quello che succede di solito ai sognatori, come me.
Ho sognato chi ero, ho sognato che c'ero...
Ho sognato che il sogno non è ancora finito.
mercoledì 16 aprile 2014
Libera recensione - Doctor Sleep, Stephen King
Detto questo (premessa doverosa), devo purtroppo arrivare a dire che Doctor Sleep non mi è piaciuto.
L'ho atteso per mesi, ho pregustato come molti il momento di averlo finalmente tutto per me e l'ho aperto per la prima volta con "l'acquolina in bocca" chiedendomi quale sapore mi sarebbe esploso nella mente una volta cominciato... poi, la delusione. Non parlo tanto della trama, in sé non è male, ma sappiamo tutti che a fare grande un libro non è quasi mai la trama, ma piuttosto il modo in cui si entra a contatto con i personaggi, quanto si arriva vicini a stringere loro la mano. Ecco, King in questo è sempre stato geniale. Ho chiuso quasi tutti i suoi libri, belli e meno belli, con l'assoluta certezza di avere degli amici in più.
Questa volta invece non è accaduto nulla. Non ho incontrato nessuno e, soprattutto, non reincontrato Danny.
Lo so, molto dipende anche dalle nostre aspettative e certamente le mie erano immense nei confronti di Danny, il bambino che avevo lasciato con Shining e che mi era entrato nel cuore con una potenza accecante.
Il Dan adulto non ha, a mio parere, nulla di quella potenza disarmante. Nella mia mente non è riuscito mai a prendere forma, non ha acquisito un carattere, un volto, un passato (sebbene il suo passato lo conoscessi già, o forse proprio per quello...). Non ho conosciuto Abra, o meglio, la sua idea di lei (anche solo fisicamente parlando) inspiegabilmente non corrispondeva a quella che King voleva che avessi, non capisco la ragione di questa discordanza, ma non mi è piaciuta. Dan e tutti gli altri personaggi sembrano essere il frutto di echi di personaggi passati frullati insieme, nulla di nuovo, purtroppo.
Quanto ai brividi, quelli in più di un'occasione sono arrivati. Dopotutto, King rimane King, anche nel peggiore dei casi.
La mia personalissima (e dolorosissima) conclusione? Forse, e dico forse perché so che non si dovrebbe mai contestare la scelta di un autore (e so anche, da aspirante scrittrice, quanto possa essere tremendamente fastidioso), sarebbe stato meglio lasciare Danny là dove era rimasto alla fine di Shining. Non avremmo mai saputo come sarebbe stato da adulto, ognuno di noi lo avrebbe collocato nella parte migliore del mondo e avrebbe conservato per sempre la sua luccicante potenza.
Da questo libro:
"[...]E' come se in casa soffiasse uno strano vento, ma non se ne vedono o sentono gli effetti. Penso sempre che prima o poi sventolino le tende o volino via i quadri dalle pareti, ma non succede mai."
"Succede alla maggior parte dei bambini [...], ami i tuoi genitori e incroci le dita. Che scelta hai? [...]"
domenica 13 aprile 2014
E fresco è rimasto il ricordo
Che erano fresche le estati, perché eravamo freschi noi... Fresco il modo di guardare il mondo, di vivere le notti senza le paure di oggi.
Erano freschi i momenti, freschi i baci sulle labbra morbide. Fresco il sapore di gelato alla nocciola, fresca l'aria della sera.
Che erano fresche le mani e il loro modo di intrecciarsi, perché erano freschi gli istanti... freschi e unici come i respiri che ci gonfiavano i polmoni.
Fresche le grida, fresche le voci, fresche le risa del nostro rincorrerci, fresco l'abbraccio del nostro incontrarci.
Che erano fresche le attese, fresche le acque del mare e dei fiumi in cui giocare.
Che era fresco tutto, perché eravamo freschi noi... E fresco è rimasto il ricordo.
Erano freschi i momenti, freschi i baci sulle labbra morbide. Fresco il sapore di gelato alla nocciola, fresca l'aria della sera.
Che erano fresche le mani e il loro modo di intrecciarsi, perché erano freschi gli istanti... freschi e unici come i respiri che ci gonfiavano i polmoni.
Fresche le grida, fresche le voci, fresche le risa del nostro rincorrerci, fresco l'abbraccio del nostro incontrarci.
Che erano fresche le attese, fresche le acque del mare e dei fiumi in cui giocare.
Che era fresco tutto, perché eravamo freschi noi... E fresco è rimasto il ricordo.
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