martedì 14 ottobre 2014

Libera Recensione - 'Na bruta stòria, Piergiacomo Verlucca Frisaglia

Mi trovo a scrivere questa recensione con un mazzo di sentimenti in mano, difficile dire quale prevalga.
Succede, quando un libro in qualche modo ti appartiene più degli altri. E non sai bene perché, ma più probabilmente si tratta di quelle corde sottili che quello stesso libro riesce, con le sue dita, a toccare.
E allora suonano, quelle corde. E suonano bene.
"'Na bruta stòria" è un libro semplice e complicato al tempo stesso. Non c'è da stupirsi, di questo. Tutti, siamo semplici e complicati allo stesso tempo, e questo libro non potrebbe essere altrimenti, da bravo crocevia di storie, vite ed emozioni quale è. E no, nemmeno per un attimo, lo giuro, nemmeno per un secondo ho avuto la sensazione di stare leggendo qualcosa di "falso". Ecco, ecco che cos'è più di ogni altra cosa questo romanzo: è VERO. Tutto, lo dice. I paesaggi meravigliosamente descritti e "sentiti", "amati" prima di essere raccontati; i dialetti, le voci (sì, io ho sentito le voci, ne sono sicura...), i passi, le risa, gli aliti di vento e le piogge scroscianti, tutto, finanche i battiti e i palpiti dei cuori.
Ho riso, ho riso tanto leggendolo, ho riso sinceramente... e altrettanto sinceramente ho pianto. Di un pianto che ha molto poco a che fare con la semplice commozione che spesso le parole ben scritte sono in grado di provocare, ma che somiglia invece al dolore che si prova quando si perde qualcuno, o ci si va molto vicino.
Succede, dicevo appunto, quando un libro ti appartiene più di altri. Succede soprattutto quando ogni singola parola viene scritta con lo stesso mazzo di sentimenti che rimane in mano a te quando lo leggi.
E allora via, io lo consiglio a tutti coloro che vogliono vivere una storia vera, in questo mondo un po' troppo artefatto e plastificato che ci siamo abituati a guardare. Una storia di montagna, e di gente che ci cammina dentro e sopra e intorno, che ci vive in mezzo, che ci spera, che ci prega e impreca, che ci corre incontro, che ci si rifugia, che ci ritorna e che non se ne va più via.
Andate a conoscere Amilcare, il maresciallo... vi racconterà di Desolina, e della luna e del vento, e di un cielo che sembra in qualche modo più vicino.
Se chiudo gli occhi, se respiro il vento, mi par quasi di sentirla, Desolina. Mentre rapita dal furore della passione e dei lampi di vita che la scuotevano esclama: "Non c'è nulla da capire, Amilcare! Devi semplicemente crederci!"
Non è forse vero, dico io? Non è forse vero?
Sì, è vero, come è vero che, a volte, si nasce nel bel mezzo di una vita.
E questo, Amilcare lo sa.

Da questo libro:

"La fame è uguale in tutte le parti del mondo"

"Esatto, - continua lei, e una luce strana mi sembra sia trascorsa per un attimo nei suoi occhi spenti. - vedrai, alla fine di questa storia anche tu avrai imparato."


"Ai semplici di mente, non bisogna cambiare troppe volte le carte in tavola: scombussola il loro cerebrale."

mercoledì 17 settembre 2014

Il mio modo nel mondo, è la tempesta

Tu, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, nel mondo? Bisogna chiederselo, sai? Arriva per tutti il momento di farlo, e bisogna che la risposta sia pronta e sincera. No, non pensarci per più di qualche manciata di secondi; le decisioni migliori sono quelle che prendi sull'orlo dei burroni: "Che faccio, salto? Salto o non salto? Oppure torno indietro?". Chieditelo e poi chiudi gli occhi senza riflettere troppo e, quando li riapri, vai verso il posto che ti sei scelto, il tuo "modo nel mondo". Lascia che scorrano via, se puoi, le persone che non hanno il coraggio di porsi questa domada. Lascia che scorrano, lascia che passino come un tratto di corrente di un fiume, e poi riprendi a camminare. Chi non se lo chiede, non vive. Lo sai, questo, vero? Chi non se lo chiede esiste e basta, ma non saprà mai perché. Ma tu vuoi saperlo, perché ci sei, vero? Tu vuoi saperlo qual è, il tuo modo nel mondo, vero? Lo vuoi sapere perché lo senti come qualcosa che ti gira nella gola alla mattina appena sveglio ed è qualcosa di simile a un grido. Lo vuoi sapere perché senza saperlo non saresti che a metà. O meno di metà, forse, non arriveresti nemmeno a un terzo di quello che dovresti essere, di quello che dovresti vivere.
Tu, quindi, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, in questo mondo? Sei per la tempesta? Sei NELLA tempesta? Scegli la burrasca? Scegli il vento forte che strappa le vele? Scegli gli scossoni delle onde arrabbaite? Scegli il singhiozzo dei salti nel vuoto? Il tuffo al cuore, i pugni nello stomaco, la voglia improvvisa di correre? Il sapore del sangue delle ferite leccate, i muscoli che si tendono dopo essere stati atterrati e scattano, più forti, sempre più forti e più lontano? Oppure scegli la calma, il mare piatto e sereno, il veleggiare tranquillo senza sorprese? Il tuo modo nel mondo è la pace? E' la quiete del corpo e dell'anima, il silenzio delle vene, il tepore del camino invece del fuoco che divampa? Scegli di camminare, senza correre mai? Scegli di stare sempre attento a non cadere? Scegli di sederti sull'orlo del burrone, invece che provare a lanciarti? Qual è, la tua parte di mondo? Qual è il tuo popolo? Di che gente sei?
Io, me lo sono chiesta più volte, ma non ho mai avuto il coraggio di rispondere. Non fino a qualche tempo fa. Ho risposto, quindi.
Sì, ho risposto.
Ho risposto che scelgo e sceglierò sempre la burrasca, il mare in tempesta e il divampare del fuoco. E ho sofferto le pene dell'inferno e le soffrirò ancora, per questo, ma dall'inferno, per questo, ne sono anche uscita. La mia gente è quella lì, non c'è dubbio... è quella che brucia, che non ha paura di cammianre sull'orlo del burrone, è quella che anche se è caduta non ha smesso di correre sui sassi appuntiti. La mia gente è quella che si spaventa ma cerca di picchiare a sangue le sue paure, anche se magari, mentre lo fa, piange.
Il mio popolo è quello, ma non faccio parte di nessun branco.
Non ho branchi, ma ho un popolo, ho la mia gente.
Il mio modo nel mondo, purtroppo o per fortuna, è la tempesta.
Il tuo, invece, qual è?

sabato 31 maggio 2014

EBOOK MAGDALENE, AGGIORNAMENTO DISTRIBUZIONE


Ecco i nuovi siti di distribuzione in cui Magdalene è in vendita. Aggiornerò nuovamente.

"Lei, con le sue gambe rigide che dovrebbero star ferme, e invece la fanno camminare.
Come fa? Come fa a camminare?
Come fa?
Eppure la sento… sembra strisciare. Sento il rumore di qualcosa che sfrega il pavimento, ma ogni volta che la guardo è ferma.
Ferma in un posto, ogni volta diverso, con il suo sorriso stupido e demente e i suoi occhi spalancati e impolverati.
Una mano è sempre protesa verso di me.
Vuole prendermi.

Non so se mi spiego." (Marina Lizzi, Magdalene)

http://www.ebookizzati.it/ebook-magdalene-marina-lizzi-youcanprint-idprd560869.html#PrdAnc
http://www.bookrepublic.it/book/9788891143228-magdalene
http://libreriarizzoli.corriere.it/Magdalene/G.2sEWcWL0AAAAFG5GIxOTvW/pc?CatalogCategoryID=x_esEWcWR5oAAAErWbkdhq_J&Root=eBook

http://www.cubolibri.it/home.php/ebook-magdalene-marina-lizzi-youcanprint-9788891143228.html
http://www.inmondadori.it/Magdalene-Marina-Lizzi/eai978889114322/
https://play.google.com/store/books/details/Marina_Lizzi_Magdalene?id=RAOnAwAAQBAJ
http://www.ibs.it/ebook/lizzi-marina/magdalene/9788891143228.html

martedì 27 maggio 2014

MAGDALENE IN EBOOK

Amici lettori, finalmente il mio racconto horror anche in ebook. Potete trovarlo, per ora, ai link sotto indicati (Amazon e Ultima books). Sarà mia cura pubblicare di volta in volta tutti i siti di distribuzione nei quali verrà inserito man mano.
Grazie sin da ora a chi vorrà conoscere Magdalene...





http://www.amazon.it/Magdalene-Marina-Lizzi-ebook/dp/B00KKXELLG/ref=sr_1_19?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1401172888&sr=1-19&keywords=lizzi

sabato 17 maggio 2014

Libera recensione - Albert Espinosa, Braccialetti Rossi - il Mondo Giallo, se credi nei sogni i sogni si creeranno

Braccialetti Rossi - Il Mondo Giallo di Albert Espinosa




Come funziona con i libri, ormai, lo sappiamo bene. Anche grazie alla miriade di opinioni, abbiamo imparato a conoscere cosa aspettarci e quando, anche se a volte si divertono ancora a sorprenderci. Tra le pagine dei libri soffiano venti particolarmente capaci di cambiare le carte in tavola in un batter d'occhio, e questo fa parte del bello.
In ogni caso, io so bene quando un libro mi lascerà il segno. Non si tratta di una carezza, non di un'emozione (sebbene avvenga anche grazie a loro e siano ben accolte), un libro mi lascia il segno quando mi tira un pugno.
Un pugno, sì. Un bel pugno nello stomaco (figurato, ovviamente), proprio nel punto in cui serve per farti smettere di respirare per qualche secondo. Braccialetti Rossi, il pugno me l'ha tirato nel bel mezzo di un supermercato, mentre stavo divertendomi a sfogliarne incuriosita le pagine. Stavo seguendo la serie tv Braccialetti Rossi, trovandola tutto sommato ben fatta e stranamente coraggiosa e proprio non sapevo fosse tratta da un'esperienza di vita vera. Quindi quando il mio sguardo ha intercettato il titolo sullo scaffale, automaticamente l'ho preso e aperto. Cercavo, come un segugio, le tracce del feeling, temendo fosse il solito libro tratto dalla serie televisiva e non viceversa; e invece nello sfogliare cominciano a piovermi addosso parole, stralci di frasi da uno strano sapore... Com'è nato? titola un capitolo, e le sue prime parole sono "Be', dal cancro.", i miei occhi scorrono, saltano righe e ... "Avevo quattordici anni quando sono stato ricoverato per la prima volta [...]. Ho perso lungo la strada una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. Eppure devo dire, e devo farlo adesso, che per me è stato un periodo felice [...]". 
No, il pugno non era ancora arrivato, ma le mie mani a questo punto erano ben salde e aggrappate al libro, i miei occhi, anche. Cominciava a farsi strada la sensazione di avere di fronte qualcosa di raro, qualcosa di nuovo, nuovo in modo tutto particolare, tra l'altro. Nuovo anche nel modo di essere nuovo. Ed è l'unico modo, questo, in cui riesco a spiegare quello che ho pensato in quel momento. Almeno prima del pugno, perché dopo ne ho avuta la certezza: io, una cosa così non l'avevo mai letta. Ma dovevo leggerla.
E quindi proseguo a cercare, e trovo righe che parlano di un patto "...Noi ragazzi malati di cancro [...] ci saremmo divisi la vita di quelli che non ce l'avrebbero fatta. [...] Comunque fosse andata, avremmo continuato a vivere attraverso gli altri, sostenendoli nella guerra alla malattia." Non mentirei se dicessi che a questo punto un po' già il fiato mi mancava, e qualcosa come un pizzicore agli occhi mi stava rendendo più difficile leggere, ma nulla in confronto al boccheggiare di qualche secondo dopo, quando... "Nei miei dieci anni di cancro mi sono toccate 3,7 vite. Quindi, a scrivere questo libro siamo in 4,7, ossia le 3,7 persone di cui ho ereditato la vita e io." BAM!! Senza fiato.
"Bene," prosegue più giù "vi ho detto del cancro e di me. Mi piace, il modo in cui ne ho parlato, sono soddisfatto. Il primo passo è fatto. Avanti col mondo giallo, dunque.".
E nel mondo giallo, io, ci sono entrata. Ovvio, il libro è venuto a casa con me; ovvio, non ho nemmeno finito di mettere via la spesa che ero già seduta sul divano a leggerlo.
E' stato bello scoprire che avevo ragione a pensare di avere tra le mani qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai letto e che avrei dovuto leggere. Il "mondo giallo" va conosciuto, senza ombra di dubbio. Salvo poi scoprire di averlo già, ognuno a suo modo, sfiorato. E Braccialetti Rossi è un libro che va letto. Va letto senza pietà, senza drammaticità, senza quella base di teatralità che siamo portati a mettere da fondamenta quando ci avviciniamo a un libro che parla di argomenti "difficili". Vi sorprenderete a piangere, sì, ma senza il velo di trucco che spesse volte ricopre le lacrime. Se piangerete leggendolo, piangerete in mutande e spettinati. Piangerete davvero, e per questo sorriderete anche, davvero. E per questo il messaggio arriverà chiaramente e senza mezzi termini. Un messaggio di vita che proprio per questo non teme di parlare anche della morte e della malattia. Un messaggio di gioia che, per essere vero, non può avere paura del dolore. E' un libro di scoperte (ventitré), di lezioni imparate sulla pelle e delle quali si sente il bisogno (o il dovere) di parlare. E' un libro felice. E se crediamo che la felicità sia solo qualcosa di rosa e azzurro, di soffice e profumato, allora siamo noi ad aver dimenticato (o a non aver mai capito, forse) che cosa sia realmente.
Personalmente?
Personalmente credo che la cosa più importante per vivere felici sia non avere paura, persino in un mondo che ti chiede costantemente d'averne.
Questo, è un libro fatto di tante cose, ma non di paura. Ecco, mi piace.
Credetemi, dunque. Voi, una cosa così non l'avete mai letta. Ma dovreste leggerla.
Probabilmente, tutti dovrebbero leggerla.

Braccialetti Rossi, Frasi estratte (oltre agli stralci sopra citati):

"Quel giorno ho capito che "dolore" è una parola senza valore concreto, proprio come "paura". Sono termini spaventosi, che causano dolore e paura."

"Trova quello che ti piace guardare, e guardalo."


"Un ricordo che profuma d'arancia. I ricordi hanno un odore, e la trovo una cosa straordinaria."

"Credere e creare sono due parole molto simili, e si somigliano tanto perché sono molto vicine. Così vicine che, se credi, crei. Credi, quindi..."

martedì 22 aprile 2014

Ho sognato chi ero

Ho sognato di vedere le luci, quelle che si vedono dal cielo guardando giù. Ho sognato che non avevo paura, e che sull'onda del vento tutto il brutto sembrava contare di meno e il bello di più. Ho sognato che davvero avrei potuto decidere... decidere cosa? Di vivere, cosa vivere, di essere, di essere in un posto e non in un altro. Ho sognato che le valigie sono leggere, leggere ma piene di tutto quello che serve, e che di tutto quello che serve fai parte anche tu, che ci sei, che mi hai vista, come io ho visto te. Ho sognato di correre senza paure, senza che il vento contrario mi possa fermare; ho sognato che col vento contrario si può persino volare...
Ho sognato che non mi devo sentire diversa, se guardo il mondo con lenti da fiaba. Ho sognato che le cose belle non finiscono mai, ho sognato che ci dice il contrario non esisteva più... anzi, ancora meglio, non era mai esistito. Ho sognato che gli alberi parlano e che i fili d'erba ascoltano; ho sognato che nelle notti di vento parla anche la luna, lo fa con la luce, sì, ma non solo con quella. Ho sognato che ieri era bello, e che domani arriva sempre ed è sempre sereno... Ho sognato di notte senza chiudere gli occhi, perché a chiudere gli occhi si rischia di star più svegli che con gli occhi aperti, o almeno è quello che succede di solito ai sognatori, come me.
Ho sognato chi ero, ho sognato che c'ero...
Ho sognato che il sogno non è ancora finito.

mercoledì 16 aprile 2014

Libera recensione - Doctor Sleep, Stephen King

Ok, King è e rimarrà per sempre il mio più grande maestro. Con lui sono cresciuta, con lui ho imparato a leggere tra le righe, con lui ho anche imparato in un certo senso a scrivere, perché qualcosa di lui rimane attaccato a quello che scrivo, al mio personale modo di farlo, esattamente come rimangono in noi i modi di dire, di esprimerci, di gesticolare a seconda del luogo in cui cresciamo.
Detto questo (premessa doverosa), devo purtroppo arrivare a dire che Doctor Sleep non mi è piaciuto.
L'ho atteso per mesi, ho pregustato come molti il momento di averlo finalmente tutto per me e l'ho aperto per la prima volta con "l'acquolina in bocca" chiedendomi quale sapore mi sarebbe esploso nella mente una volta cominciato... poi, la delusione. Non parlo tanto della trama, in sé non è male, ma sappiamo tutti che a fare grande un libro non è quasi mai la trama, ma piuttosto il modo in cui si entra a contatto con i personaggi, quanto si arriva vicini a stringere loro la mano. Ecco, King in questo è sempre stato geniale. Ho chiuso quasi tutti i suoi libri, belli e meno belli, con l'assoluta certezza di avere degli amici in più.
Questa volta invece non è accaduto nulla. Non ho incontrato nessuno e, soprattutto, non reincontrato Danny.
Lo so, molto dipende anche dalle nostre aspettative e certamente le mie erano immense nei confronti di Danny, il bambino che avevo lasciato con Shining e che mi era entrato nel cuore con una potenza accecante.
Il Dan adulto non ha, a mio parere, nulla di quella potenza disarmante. Nella mia mente non è riuscito mai a prendere forma, non ha acquisito un carattere, un volto, un passato (sebbene il suo passato lo conoscessi già, o forse proprio per quello...). Non ho conosciuto Abra, o meglio, la sua idea di lei (anche solo fisicamente parlando) inspiegabilmente non corrispondeva a quella che King voleva che avessi, non capisco la ragione di questa discordanza, ma non mi è piaciuta. Dan e tutti gli altri personaggi sembrano essere il frutto di echi di personaggi passati frullati insieme, nulla di nuovo, purtroppo.
Quanto ai brividi, quelli in più di un'occasione sono arrivati. Dopotutto, King rimane King, anche nel peggiore dei casi.
La mia personalissima (e dolorosissima) conclusione? Forse, e dico forse perché so che non si dovrebbe mai contestare la scelta di un autore (e so anche, da aspirante scrittrice, quanto possa essere tremendamente fastidioso), sarebbe stato meglio lasciare Danny là dove era rimasto alla fine di Shining. Non avremmo mai saputo come sarebbe stato da adulto, ognuno di noi lo avrebbe collocato nella parte migliore del mondo e avrebbe conservato per sempre la sua luccicante potenza.

Da questo libro:

"[...]E' come se in casa soffiasse uno strano vento, ma non se ne vedono o sentono gli effetti. Penso sempre che prima o poi sventolino le tende o volino via i quadri dalle pareti, ma non succede mai."

"Succede alla maggior parte dei bambini [...], ami i tuoi genitori e incroci le dita. Che scelta hai? [...]"