giovedì 13 settembre 2012

Le Perle di Daniel Pennac - #2


La maggior parte delle letture che ci hanno modellati non le abbiamo fatte per, ma contro.
Abbiamo letto (e leggiamo) per proteggerci, per rifiutare o per opporci. Se questo ci dà un'aria da fuggiaschi, se la realtà dispera di raggiungerci oltre "l'incantesimo" della nostra lettura, siamo però dei fuggiaschi impegnati a costruirci, degli evasi intenti a nascere.
Ogni lettura è un atto di resistenza"
(Daniel Pennac - Come un Romanzo)

mercoledì 12 settembre 2012

Le Perle di Daniel Pennac - #1

Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l'ampiezza del disastro.
Con queste misure davanti agli occhi, la giornata sarebbe migliore, l'illusione bandita, il paesaggio chiaramente delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l'orizzonte ostruito dall'imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate, si valuta male, ci si immagina messi peggio di come si sta. Qualche volta, addirittura, ci si crede felici.
(Daniel Pennac - Il Paradiso degli Orchi)










martedì 11 settembre 2012

11/09/2001 - 11/09/2012

Ormai esiste un prima e un dopo 11 settembre, perché da lì, che lo vogliamo o no, la storia ha cambiato rotta.
In America dicono: "Tutti ricordano dov'erano e cosa stavano facendo l'11 settembre 2001."
Me lo ricordo anch'io.
Quel giorno ero a casa, stavo guardando uno dei film commedia che davano nei pomeriggi di fine estate. l'edizione speciale del telegiornale ha spaccato la calma sonnacchiosa e pigra e, nel giro di poche immagini , di poche concitate frasi, ci ha gettato tutti all'inferno.
Spesso mi sono trovata a dire che quello è stato il giorno in cui ho avuto più paura in tutta la mia vita. Non riuscivo a smettere di guardare il cielo azzurrissimo e terso (era una giornata splendida, me lo ricordo bene) e chiedermi cosa sarebbe successo, chi sarebbero stati i prossimi...eravamo in guerra...era chiaro. Una guerra subdola e infinita che non avrebbe più cessato di mietere vittime nella quotidianità della vita.
Da allora, tutti siamo cambiati, anche se non ce ne rendiamo conto.
Abbiamo cominciato a guardarci intorno con più sospetto, ad avere paure che prima non avevamo, a non fare quasi più caso alle notizie di attacchi terroristici che fanno esplodere migliaia di persone come se fossero palloncini a una festa macabra. Ci siamo abituati a vedere sangue nei telegiornali, e brandelli di corpi malcelati sotto teli improvvisati mentre consumiamo le nostre cene dialogando del più e del meno... quel che è peggio, però, è che ci siamo abituati ad avere paura. Non ci facciamo nemmeno più tanto i conti, ormai, tanto è parte di noi. Forse, non si può più nemmeno chiamare paura ma estremo fallimento, estrema delusione, verso questo mondo che peggiora di giorno in giorno come un malato terminale che ci sforziamo di tenere in vita.
Oggi voglio dire anch'io che non dimentico. Lo voglio dire al mondo della rete, dove ogni giorno si sviluppano e consumano piccole guerre cruente fatte di parole e giudizi e accuse. Lo voglio dire e gettare in questo intricato insieme di voci, volti e mondi nascosti dietro a milioni di milioni di schermi di Pc.
E voglio dirlo anche a me stessa, che non mi sono dimenticata di quel giorno, ma mi sono dimenticata di come ero prima.
E che questo è grave.
Tremendamente grave.
Ogni cosa che ci toglie una parte di noi, è tremendamente grave. Ogni cosa che ci mette paura, è tremendamente grave. Ogni cosa che ci fa guardare intorno e sentire un brivido addosso, un brivido insano e ghiacciato, è tremendamente grave.
Ed è tremendamente grave che ce ne dimentichiamo, che ci servano date e ricorrenze per ricordarci di ciò che ci è stato sottratto per sempre.
Vorrei riuscire a credere che un giorno, magari non troppo lontano, questo mondo guarirà. Miracolosamente si riavrà dal cancro che gli abbiamo procurato con i nostri animi corrotti e sporchi, e tornerà a splendere dell'amore di cui era pregno quando ci fu affidato... ma non riesco più.
Allora prego, senza pensare, senza concedermi di sperare, per chi non c'è più , per chi quel giorno è morto senza motivo, e per chi è morto senza motivo mille e mille anni prima, o il giorno prima, o il giorno dopo, o anni dopo, per chi morirà, senza motivo, da qui all'eternità.
E prego per chi rimane, per chi cerca di fare e dare del proprio meglio in questo mondo malato e infame, anche quando non ci crede più. Per chi non smette di sorridere alla fermata del tram, per chi non ruba agli altri e nemmeno a se stesso, per chi non uccide né corpi, né anime, né speranze. Per chi continua, malgrado tutto, anche se con più paura, a guardare il cielo.
Io non dimentico, ecco tutto.
Non posso proprio dimenticare.

mercoledì 29 agosto 2012

Espandersi ed esplodere - (pensiero del 30/04/2012)

Il fatto è che non sono più la stessa, no, sono cresciuta.
Non sono più la ragazzina che cantava urlando “Siamo solo noi…” di Vasco, mentre seduta dietro al motorino del suo ragazzo di allora sfrecciava per le strade immerse nel buio caldo delle sere d’estate (…e non una versione qualunque, no, quella live di Fronte del Palco, quella del  - Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso…Vuoi farti i cazzi tuoiiiiii????!? -).
No, non sono più quella che correva i 100 metri veloce come la luce (sì, ok, forse non proprio ma quasi), a volte a occhi chiusi, per provare un brivido strano di libertà.
Sono cresciuta. Lo so. Crescono tutti, o quasi, prima o poi.
Non sono più quella dei jeans corti stracciati, o delle bandane, o dei pantaloni a zampa fatti in casa, degli anfibi, della giacca militare, delle sigarette fumate una dietro l’altra, dell’andare in giro senza giubbotto anche d’inverno perché il freddo non lo sentivo (col cazzo! Tremavo, ma andava bene così).
Non sono più la stessa, no. Ci sono cose a cui credevo e a cui non credo più. Ci sono mani su cui contavo, che non ci sono più…che non ci sono mai state, a dire il vero ma….era bello, è stato bello, credere che fossero sincere. 
Sono cresciuta sì, eppure che ricordi, quelli che i miei occhi e la mia anima hanno registrato. Ci penso spesso. A quanta vita ho vissuto nello spessore più estremo. A quanto vivere somigli ad uno strano espandersi ed esplodere, a quanto di questo espandersi ed esplodere sia contenuto negli anni della gioventù, quelli che se non te li sai giocare bene ti ammazzano negli angoli bui dei tranelli improvvisi, a volte tesi anche da te stesso.
E di quell’espandersi ed esplodere non si finisce mai d’esser fatti, anche quando si cresce, anche quando si cambia. 
- Oh, cazzo, Francy, tu sei morta eppure ancora dentro di me ti espandi ed esplodi, non finirai mai di farlo, e non finirai mai nemmeno tu, Lore… -
Io non sono più quella che conoscevate quando facevate parte di questo mondo, no.
Sono cresciuta.
Non sono più, davvero, la stessa?
Più lo dico e meno ci credo, ora che ci penso.
Perché la ragazza ribelle e spesso incosciente, quella che non aveva paura di niente, nemmeno dei coltelli, nemmeno dei pugni, era terrorizzata dalla falsità. Era ossessionata dalla verità. Una parola data era pietra su cui sedersi e riposarsi, per quella ragazza là…e, bé, anche per questa donna qua.
Stronza, sì. Sono stata anche quello, almeno per chi non meritava quelle pietre su cui appoggiarsi, lo sono ancora, e quelle pietre da sotto alcuni culi le ho levate, dopo che ci hanno cagato sopra, invece che riposarsi. E che hanno pensato bene di darmi aria, in cambio. 
Aria e sabbia.
Forse, non sono poi così diversa da quella ragazza là…ho solo paura di un po’ più di cose, adesso. Perché la vita sa essere dura, i pugni hanno cominciato a farmi spavento, e i peggiori sono quelli fatti di avvenimenti, e non di carne e ossa (anche se anche quelli fanno un male cane…lo so, Dio se lo so).
Adesso ho paura. Ne ho avuta per anni, forse ne avrò per sempre.
Vuol dire forse questo, crescere? Avere paura?
Forse sì.
Forse è questo che cambia, oltre al modo di truccarsi e di vestire. Oltre alle gambe che non corrono più veloci come prima, oltre alle prime rughe a circondarmi gli occhi o quei pochi capelli bianchi comparsi all’improvviso, quasi da un giorno all’altro.
Ma se chiudo gli occhi, in certe giornate di vento, o mentre guido sotto alcuni cieli strepitosi, io sono ancora lì, a sfrecciare senza paura lasciandomi portare, senza pensare al domani, fatta di carne e sangue che scorreva caldissimo dentro di me, fatta di sogni e convinzioni vere, fatta di voglia di fuggire da un vuoto che a casa faceva troppo, davvero troppo male. Fatta di parole, magari quelle di una canzone, magari di quella che fa - Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso…VUOI FARTI I CAZZI TUOIIIIIII?????!!?!?! -
Il fatto è che, forse, io sono sempre la stessa, anche se sono cresciuta, purtroppo o per fortuna.
In fondo, non lo siamo tutti? 

sabato 25 agosto 2012

Un sussurro può gridare


Non tenermi troppo stretto il cuore, altrimenti scoppia. Te l'ho già detto.
Te l'ho detto che ogni tanto deve respirare, deve battere senza pensare, senza credere di doversi liberare.
Lascialo...per favore, lascialo andare, almeno per qualche minuto o persino qualche ora. Sarebbe bello, sarebbe bello sentirlo rallentare un po'...soltanto un po'.
Non tenerlo così forte, si fa male. Davvero, non lo senti? Sta urlando...sta urlando e non lo senti. Lo tieni troppo stretto, forse non riesce nemmeno più a parlare eppure...
Eppure io lo sento.
Io lo sento gridare.
Lo fa di notte, di solito. Quando è buio si sente di più.
Non lo senti, almeno, sussurrare? Un sussurro può gridare.
"Non lasciarlo troppo solo, potrebbe non tornare." ti hanno detto, è per questo che quando lo trovi, lo tieni così stretto?
Hai paura che se ne vada via, lontano? Hai paura che non torni, nemmeno quando piangi?
Quando piangi perché ti svegli all'improvviso e tutto intorno sembra diverso, il tempo sembra quello di mille anni fa, le voci ancora piene di realtà e vita, le ore ancora da passare, i giorni da arrivare, mille cose da trovare.
Hai paura?
Hai paura, vero?
Io lo so, anche se non lo dici. E' quando non lo dici, che ne hai di più. Io ti conosco, tu lo sai, ti conosco come nessun altro.
Ma adesso basta, lascialo stare...apri la mano, lascialo andare. Non servirà a tenerlo qui, non servirà a non farsi più male. Se ne andrà, sì, ma vorrà tornare.
Torna sempre, il cuore, me lo hanno detto e io ci credo.
Fallo, perché sta per scoppiare.
Non lo senti, davvero?
Non ti fa paura, sentirlo sussurrare?
Lascialo, ti prego, lascialo andare...
Un sussurro può gridare.

giovedì 23 agosto 2012

Le Perle di Stephen King - #1

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella nostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.
Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i nostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Stephen King - Stagioni diverse, Ricordo di un'estate (Stand by me)

domenica 19 agosto 2012

Le Perle di Antoine de Saint-Exupéry - #1

La cara notte.
Nella notte la ragione dorme, e le cose semplicemente sono. Quelle che importano davvero riprendono la loro forma, sopravvivono alle distruzione dell'analisi del giorno. L'uomo ricompone i suoi pezzi e ridiventa un albero calmo.

Antoine de Saint-Exupéry