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mercoledì 29 agosto 2012

Espandersi ed esplodere - (pensiero del 30/04/2012)

Il fatto è che non sono più la stessa, no, sono cresciuta.
Non sono più la ragazzina che cantava urlando “Siamo solo noi…” di Vasco, mentre seduta dietro al motorino del suo ragazzo di allora sfrecciava per le strade immerse nel buio caldo delle sere d’estate (…e non una versione qualunque, no, quella live di Fronte del Palco, quella del  - Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso…Vuoi farti i cazzi tuoiiiiii????!? -).
No, non sono più quella che correva i 100 metri veloce come la luce (sì, ok, forse non proprio ma quasi), a volte a occhi chiusi, per provare un brivido strano di libertà.
Sono cresciuta. Lo so. Crescono tutti, o quasi, prima o poi.
Non sono più quella dei jeans corti stracciati, o delle bandane, o dei pantaloni a zampa fatti in casa, degli anfibi, della giacca militare, delle sigarette fumate una dietro l’altra, dell’andare in giro senza giubbotto anche d’inverno perché il freddo non lo sentivo (col cazzo! Tremavo, ma andava bene così).
Non sono più la stessa, no. Ci sono cose a cui credevo e a cui non credo più. Ci sono mani su cui contavo, che non ci sono più…che non ci sono mai state, a dire il vero ma….era bello, è stato bello, credere che fossero sincere. 
Sono cresciuta sì, eppure che ricordi, quelli che i miei occhi e la mia anima hanno registrato. Ci penso spesso. A quanta vita ho vissuto nello spessore più estremo. A quanto vivere somigli ad uno strano espandersi ed esplodere, a quanto di questo espandersi ed esplodere sia contenuto negli anni della gioventù, quelli che se non te li sai giocare bene ti ammazzano negli angoli bui dei tranelli improvvisi, a volte tesi anche da te stesso.
E di quell’espandersi ed esplodere non si finisce mai d’esser fatti, anche quando si cresce, anche quando si cambia. 
- Oh, cazzo, Francy, tu sei morta eppure ancora dentro di me ti espandi ed esplodi, non finirai mai di farlo, e non finirai mai nemmeno tu, Lore… -
Io non sono più quella che conoscevate quando facevate parte di questo mondo, no.
Sono cresciuta.
Non sono più, davvero, la stessa?
Più lo dico e meno ci credo, ora che ci penso.
Perché la ragazza ribelle e spesso incosciente, quella che non aveva paura di niente, nemmeno dei coltelli, nemmeno dei pugni, era terrorizzata dalla falsità. Era ossessionata dalla verità. Una parola data era pietra su cui sedersi e riposarsi, per quella ragazza là…e, bé, anche per questa donna qua.
Stronza, sì. Sono stata anche quello, almeno per chi non meritava quelle pietre su cui appoggiarsi, lo sono ancora, e quelle pietre da sotto alcuni culi le ho levate, dopo che ci hanno cagato sopra, invece che riposarsi. E che hanno pensato bene di darmi aria, in cambio. 
Aria e sabbia.
Forse, non sono poi così diversa da quella ragazza là…ho solo paura di un po’ più di cose, adesso. Perché la vita sa essere dura, i pugni hanno cominciato a farmi spavento, e i peggiori sono quelli fatti di avvenimenti, e non di carne e ossa (anche se anche quelli fanno un male cane…lo so, Dio se lo so).
Adesso ho paura. Ne ho avuta per anni, forse ne avrò per sempre.
Vuol dire forse questo, crescere? Avere paura?
Forse sì.
Forse è questo che cambia, oltre al modo di truccarsi e di vestire. Oltre alle gambe che non corrono più veloci come prima, oltre alle prime rughe a circondarmi gli occhi o quei pochi capelli bianchi comparsi all’improvviso, quasi da un giorno all’altro.
Ma se chiudo gli occhi, in certe giornate di vento, o mentre guido sotto alcuni cieli strepitosi, io sono ancora lì, a sfrecciare senza paura lasciandomi portare, senza pensare al domani, fatta di carne e sangue che scorreva caldissimo dentro di me, fatta di sogni e convinzioni vere, fatta di voglia di fuggire da un vuoto che a casa faceva troppo, davvero troppo male. Fatta di parole, magari quelle di una canzone, magari di quella che fa - Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso…VUOI FARTI I CAZZI TUOIIIIIII?????!!?!?! -
Il fatto è che, forse, io sono sempre la stessa, anche se sono cresciuta, purtroppo o per fortuna.
In fondo, non lo siamo tutti? 

sabato 25 agosto 2012

Un sussurro può gridare


Non tenermi troppo stretto il cuore, altrimenti scoppia. Te l'ho già detto.
Te l'ho detto che ogni tanto deve respirare, deve battere senza pensare, senza credere di doversi liberare.
Lascialo...per favore, lascialo andare, almeno per qualche minuto o persino qualche ora. Sarebbe bello, sarebbe bello sentirlo rallentare un po'...soltanto un po'.
Non tenerlo così forte, si fa male. Davvero, non lo senti? Sta urlando...sta urlando e non lo senti. Lo tieni troppo stretto, forse non riesce nemmeno più a parlare eppure...
Eppure io lo sento.
Io lo sento gridare.
Lo fa di notte, di solito. Quando è buio si sente di più.
Non lo senti, almeno, sussurrare? Un sussurro può gridare.
"Non lasciarlo troppo solo, potrebbe non tornare." ti hanno detto, è per questo che quando lo trovi, lo tieni così stretto?
Hai paura che se ne vada via, lontano? Hai paura che non torni, nemmeno quando piangi?
Quando piangi perché ti svegli all'improvviso e tutto intorno sembra diverso, il tempo sembra quello di mille anni fa, le voci ancora piene di realtà e vita, le ore ancora da passare, i giorni da arrivare, mille cose da trovare.
Hai paura?
Hai paura, vero?
Io lo so, anche se non lo dici. E' quando non lo dici, che ne hai di più. Io ti conosco, tu lo sai, ti conosco come nessun altro.
Ma adesso basta, lascialo stare...apri la mano, lascialo andare. Non servirà a tenerlo qui, non servirà a non farsi più male. Se ne andrà, sì, ma vorrà tornare.
Torna sempre, il cuore, me lo hanno detto e io ci credo.
Fallo, perché sta per scoppiare.
Non lo senti, davvero?
Non ti fa paura, sentirlo sussurrare?
Lascialo, ti prego, lascialo andare...
Un sussurro può gridare.

giovedì 23 agosto 2012

Le Perle di Stephen King - #1

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella nostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.
Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i nostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Stephen King - Stagioni diverse, Ricordo di un'estate (Stand by me)

domenica 19 agosto 2012

Le Perle di Antoine de Saint-Exupéry - #1

La cara notte.
Nella notte la ragione dorme, e le cose semplicemente sono. Quelle che importano davvero riprendono la loro forma, sopravvivono alle distruzione dell'analisi del giorno. L'uomo ricompone i suoi pezzi e ridiventa un albero calmo.

Antoine de Saint-Exupéry





sabato 18 agosto 2012

Libera recensione - Le avventure di Oliver Twist

Apri il libro e, immediatamente, ha inizio. Cosa? Ma la storia di Oliver, naturalmente. Ti si dipana davanti, quasi fosse un rotolo di pergamena contenente immagini e parole che ti si srotola davanti agli occhi senza più riuscire ad arrestarlo. Perché le avventure di Oliver, altro non sono che la sua vita, incredibile e difficile, imprevedibile vita. Ecco la sensazione che si prova, diversa, forse, da quella che si incontra nella maggior parte dei libri, nei quali lentamente si entra in un mondo sconosciuto e parallelo al nostro: con Oliver, veniamo accompagnati non in un mondo, non in un luogo, ma in una persona, la sua persona. Attraverso i suoi occhi, attraverso la voce dell'immenso Dickens narratore, noi scoviamo e scopriamo luoghi e animi. Ci sembra di vederlo, il volto di quel bimbetto, ci sembra di sentire il sapore delle sue innumerevoli lacrime o il suono meraviglioso delle sue risate, la sensazione di rinascita delle sue gioie; i suoi respiri, fin dal primo, sembrano essere i nostri. Perché non a tutti, ma a tanti di noi, è capitato di avvertire forte come l'odore di carne marcia, la presenza del male dietro agli occhi di alcune persone; a tanti di noi è successo di aver voce inudibile di fronte a ingiustizie grandi come gli oceani, ma racchiuse in apparentemente piccoli gesti o brevi file di parole; a tanti di noi è venuto da piangere come bambini - da bambini o da adulti - quando il buio che ci circondava sembrava non avere mai fine né inizio, ma essere eterno, come il tempo una volta che scocca la sua freccia alla partenza delle nostre vite.
A tanti di noi è capitato di essere Oliver Twist, persi nelle strade di una città improvvisamente sconosciuta e avversa, con stracci come vestiti - per l'anima o per il corpo, non fa molta differenza - a cercare qualcosa che, ne siamo sicuri, da qualche parte esiste.
Le avventure di Oliver Twist, sono le sue lacrime, le sue risate, le sue corse, le sue speranze, la sua anima pura, i suoi occhi alzati verso il Cielo, e il corollario di anime e cuori che lo circonda, ghermendolo o abbracciandolo, strattonandolo o schiaffeggiandolo, carezzandolo o ignorandolo. E' questo il vortice in cui tutto si muove, in questo immenso romanzo, è questo il vortice in cui la potenza narrativa e la grandezza del pensiero di Dickens si fondono insieme generando qualcosa che lascia perfettamente intendere ciò che questo potentissimo scrittore sarebbe diventato. Dickens era, è e rimarrà per sempre unico nel suo genere.
Unico, soprattutto, nel dare voce ai deboli. Una voce non fatta solamente di parole (pungenti e perfette, peraltro), ma anche e maggiormente di fatti, di eventi del destino, di giustizia e perseveranza.
Di fede.
Fede pura e vera nella vita, prima che in qualunque altra cosa.
Meraviglioso.

Ti voglio bene, Oliver, chiunque tu sia, ovunque tu sia, voglio bene alle parti di te che riconosco nelle persone che incontro.

Da questo libro:

"Vorrei che qualche filosofo ben nutrito, nel cui corpo cibo e bevande si tramutano in bile, il cui sangue è di ghiaccio e il cuore è di ferro, avesse potuto vedere Oliver Twist divorare gli squisiti avanzi trascurati dal cane. Vorrei che avesse potuto assistere all'avidità orribile con la quale Oliver masticava quel cibo, manifestando tutta la ferocia della fame autentica.
Una sola cosa mi piacerebbe ancora di più: vedere quel filosofo consumare quello stesso pasto con lo stesso gusto."


"La dignità, e talora persino la santità, dipendono a volte, più di quanto taluni possano immaginare, dalla giubba e dal cappello."

"Ahimè, il nostro è un mondo di delusioni; non di rado per le speranze a noi più care, e per le speranze che ci fanno più onore."

"...e, senza una grande capacità di affetto, senza un cuore colmo di umanità e di gratitudine nei confronti di quell'Essere la cui legge è la misericordia, e il cui grande attributo è l'amore  per tutte le creature che respirano, la felicità non può mai essere conseguita."


lunedì 6 agosto 2012

Solo ricordi, oltre la bruma


Da dove salpano le decisioni? Qual è il porto dal quale si staccano per prendere il largo?
Certe volte non lo ritrovi più, quel porto da cui sono salpate, sai solo che hanno navigato abbastanza a lungo da diventare giorni, mesi, anni…vita.
Salpano di notte, di solito, quando le ore sono buie e le menti sembrano lavorare più chiaramente e più furbescamente e invece no, non lo fanno mai davvero. E’ solo un’impressione, è solo l’istinto che parla attraverso i pensieri tradotti in parole. Ma dietro a quelle cime sciolte e quelle vele spiegate, spesso c’è solo la voglia o il bisogno di scappare da qualcosa che inspiegabilmente, inaspettatamente, ci sta facendo male. Un male cane.
Si salpa di notte, per le decisioni più difficili, come per le terre più lontane.
È così che si fa, senza stare troppo a pensarci su, senza lasciare che le onde del mare in tempesta spaventino la nostra anima sconvolta da qualcosa che si è trasformato da sorriso a ghigno spietato e crudele, da parole che non intendiamo più, da volti che non riconosciamo perché trasfigurati da qualcosa che in qualche modo ce li ha portati via per sempre.
E allora a volte le mozziamo, quelle cime, in fretta e furia, dopo essere saltati sulla barca senza voltarci indietro a guardare quel porto sicuro in cui ci sentivamo a casa, in cui abbiamo abitato giorni felici e generato ricordi destinati a vivere per sempre lì, anche quando la bruma che viene dal mare li avvolgerà di antico e di irreale, loro continueranno a esistere, laggiù.
Ma gli addii sono addii, e in quel porto noi non ci torneremo mai, lo abbiamo deciso tanto tempo fa, quando siamo salpati nella notte senza avere una direzione precisa ma limitandoci a seguire le stelle, quelle che riuscivamo ancora a vedere attraverso tutto quel buio.
Solo, a volte, in certi strani momenti delle nostre navigazioni, quando l’aria della sera ha un particolare profumo, o il vento ci solleva i capelli in un modo a noi familiare; quando attraversiamo luoghi che ne ricordano altri, quando ridiamo in una certa maniera…qualcosa ci colpisce all’improvviso nello stomaco.
Ed è qualcosa che somiglia alla nostalgia, anche se non lo è. Perché là, in quel porto ormai lontano, noi non ci torneremmo mai, ora. Non dopo tutta questa vita in mezzo, non dopo che la nostra barca è diventata sempre più sicura nell’affrontare le onde anche lontana dalla riva, da quella terraferma in cui una volta abbiamo camminato credendo di essere al sicuro da tutto. Non ci torneremmo, ora, no. Non dopo aver scoperto quanto fosse fragile quel terreno…solo vorremmo sapere dove si trova. Avere le coordinate per poterlo vedere, almeno sulla mappa, mentre proseguiamo a vele spiegate verso quello che ci aspetta.
Avere una puntina da fissare sulla cartina, e guardarla ogni tanto per dire - Io lì, ci sono stata…ci ho vissuto per un po’…e per quel po’ è stato bello, ed è stato tutto vero. Mai una bugia, mai…mai una bugia. Era tutto vero. –
Sarebbe bello ecco, avere una mappa delle nostre rotte, no? Sarebbe bello riconoscere ancora da lontano, quei porti oltre la bruma, fare un fischio passando essendo certi che dal Faro ci riconoscano e salutarci, così…
Ma quei porti sono deserti. Quei porti non esistono più.
Quei Fari inabitati non illuminano più la rotta di nessuno, le loro luci sono spente. Sono partiti tutti, ognuno sulla propria imbarcazione, ognuno con le proprie scelte e le proprie cime da sciogliere o mozzare, ognuno con una direzione da seguire e bagagli più o meno pesanti da portare.
Solo ricordi, solo ricordi oltre la bruma…
Noi, forse, ci incontreremo e ci saluteremo per mare.
Nel frattempo, continuiamo a navigare.