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mercoledì 26 aprile 2017

Il passo oltre

E' il limite. E' la consapevolezza che non ti meriti certi stati d'animo e che non puoi essere solo questo, qui.
E' la certezza di non poter fare meglio di così, e nemmeno più di così, e lo stesso non riavere ciò che sarebbe tuo.
E' il passo oltre...
E allora chiudi gli occhi, chiudi gli occhi e speri.
Che qualcosa finalmente cambi, che non sia sempre poker per gli altri, quelli che barano da una vita e continuano ad essere a credito chissà come mai.
Chiudi gli occhi e preghi. Preghi che ci sia una ragione per tutta questa dispersa serenità, per i rifiuti di sogni e progetti, per la diversa strada che ogni volta ricostruisci e ti inventi.
Ed è stanchezza e forza al pari tempo. E' certezza e dubbio, paura e spregiudicatezza.
E' il limite.
E' il passo oltre.

(Fotografia a cura di Luca Di Miceli )

domenica 23 aprile 2017

Sono un bravo, bravissimo soldato...

Non mi ricordo quanti anni avessi, ma so che ero bambina e che non avevo ancora imparato ad andare in bicicletta e in quel momento stavo dormendo nel lettino in sala, di fianco alla porta d'ingresso, perché non avevamo una cameretta.
Non era notte, ero solo stesa a riposare un pochino dopo i giochi del pomeriggio in giardino, prima di cena. Ed era "prima di cena" perché tu, papà, non eri ancora tornato da lavoro.
Sognavo, quando nel mio sogno si insinuò un bacio. Un bacio inconfondibile perché sapeva di tante cose, ma soprattutto sapeva di baffi.
Mi pungevo sempre, quando mi baciavi, e mi facevi il solletico.
Ancora prima di svegliarmi seppi che eri tu,e quando aprii gli occhi stavo già sorridendo.
"Sei tu!" dissi, più a me stessa che non a te.
E tu sorridesti.
E io amavo il tuo sorriso perché non lo sprecavi mai. Non ridevi mai per finta; la tua risata non ha mai assecondato idiozie, mai sottolineato falsi sentimenti. Se sorridevi, era solo e sempre "per davvero". L'ho sempre saputo, papà. Ma non sei stato vivo abbastanza a lungo da permettermi di riuscire a formulare questo pensiero e dirtelo. Un'altra, solo un'altra delle mille cose che non ti ho mai detto.
"Sì, Bella, sono io." un altro sorriso e una carezza. E quel tuo sguardo... quello che facevi quando mi accarezzavi. Il tuo capo cambiava leggermente inclinazione e gli occhi diventavano improvvisamente seri per qualche istante. Seri e profondi scavavano dentro i miei, mentre la tua mano si fermava sulla mia guancia e mi teneva fermo il viso. Era un controllo, il tuo. Adesso lo so. Era un controllare che la sua bambina stesse davvero bene. Rimanemmo una manciata di secondi così, occhi negli occhi.
Non avevo bisogno di altro, per sentirmi al sicuro.
"Guarda..." mi dicesti poi, scostandoti e... la vidi.
Una grande bicicletta bianca con un fiocco rosa sul manubrio campeggiava in salotto, a un paio di metri da me.
Trattenni il fiato e sbarrai gli occhi.
Non era Natale, non era il mio compleanno, era un giorno qualunque...
"Ma è per me, papà?? E' per me??" chiesi sollevandomi in piedi sul lettino, incredula.
"Sì, è per te."
Ti abbracciai forte prima di correre a vedere il mio regalo più da vicino, volevo toccarla per credere che fosse vera.
"Ma papà, io non so ancora andare in bicicletta senza rotelle!" dissi, rabbuiata. Che cavolo, com'era possibile che te ne fossi dimenticato?
"Lo so, Bella, lo so... ma imparerai."
Semplice. Come 2+2 fa 4.
Logico. Come il mattino che segue la notte.
Imparerai.
Senza dubbio, lo dicesti: imparerai.
Ecco... quello, quello lì fu il regalo più bello.
Quell'imparerai. Quella certezza assoluta che escludeva ogni altra possibilità contraria. La forza infusa con la fiducia.
Imparai e imparai in fretta, ad andare in bicicletta senza rotelle. Come era stato logico per te, papà, lo fu per me.
Ma chissà se avresti mai immaginato che, per sempre, negli anni a venire per me le voci della speranza e del coraggio sarebbero somigliate moltissimo alla tua che diceva: "Lo so, Bella, lo so... ma imparerai."
Ecco, volevo dirtelo, stasera.
E volevo anche dirti che ci hanno provato a farmi smettere di crederci ma non ci sono mai riusciti.
E volevo dirti che mi ricordo la tua voce, ancora.
E volevo dirti che quella bicicletta, che adesso è piccola, arrugginita e rotta, è ancora nel box.
La guardo ogni mattina, prima di iniziare la mia giornata.
La guardo ogni sera, quando la giornata finisce.
Sei ancora qui, papà.
Ho imparato, ho imparato tutto.
Sono un bravo, bravissimo soldato.

sabato 18 marzo 2017

...Sembrava morto, invece dormiva soltanto.

E pensavo, oggi, al coraggio che ci vuole per sbocciare ogni anno, di nuovo, e affidarsi al mondo come germogli.
Pensavo alla loro voglia di schiudersi, alla loro capacità di riconoscere quel guizzo d'aria che cambia e che, all'improvviso, diventa frizzante. Pensavo alla forza che serve per dormire al freddo nel buio dei mesi invernali, fingendosi morti ma continuando a vivere solo per quella promessa antichissima che, un giorno, il sole tornerà ancora a scaldare.
Pensavo che noi, tutta questa bellezza e tutta questa magia, troppe volte nemmeno la notiamo... ci svegliamo una mattina e guardiamo fuori dalla finestra con il nostro caffè fumante in mano, lo sguardo che attraversa la realtà senza vederla, vittima delle preoccupazioni e dei calcoli che siamo obbligati a subire. Tutto, là fuori, è cambiato, ma noi non lo vediamo.
Non vediamo quelle punte verdi spiccare nello scuro legno dei rami; non vediamo quei primi fiori vibranti di vento e colori. Non vediamo l'erba giovane e nuova brillare della voglia di farsi notare.
E chiusi nelle nostre case, ignoriamo il tiepido calore del vento che tanto si impegna a svegliare tutto quel che sembrava morto e, invece, dormiva soltanto.
Siamo pronti a commuoverci per i romanzi d'amore, diventiamo fan di cantanti che urlano cazzate, cerchiamo l'approvazione di chi si crede forte pur senza aver mai combattuto, né vinto, alcun tipo di battaglia... ma non degniamo di uno sguardo tutto questo... questo esplodere di vita vera, ricca, pura, immensa e potente.
Non siamo degni di accoglierli, questi germogli, ma loro sbocciano lo stesso.
Non lo fanno per noi, ma per quella promessa antica. Lo fanno perché ci credono, lo fanno perché è la vita, lo fanno perché in questo mondo, a parte noi, tutto funziona a meraviglia.
E allora grazie, anche quest'anno, per la promessa mantenuta.
Io vi ho visto, stamattina, e ho aspettato tutto il giorno il momento per potervi fotografare e portarvi con me.
"Il sole è arrivato e scalda di più zia, e quando scalda di più sveglia le margherite..." mi aveva detto Gabriele qualche giorno fa, mentre rientrato dall'asilo mi porgeva un fiorellino raccolto per me.
Sì, Gabriele.
Il sole è arrivato e scalda di più e tu, ti prego, non smettere mai di credere a quell'antica promessa.
Mai.

domenica 12 marzo 2017

Non puoi spiegare chi sei, se non vivendo

Non puoi spiegare chi sei, se non vivendo. Nulla può raccontarti meglio di quanto faccia la tua vita. E anche quella, a volte, non basta.
So che oggi, la mia vita ha raccontato chi sono. Lo ha fatto senza fare troppo rumore, in un viaggio breve ma profondo. Lo ha fatto attraverso uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto.
Il regalo che mi hai fatto, sa di mare... e forse già questo potrebbe dire tutto, ma non si ferma qui. Il regalo che mi hai fatto sa, soprattutto, di salvezza. Mi hai strappata via dal brutto, dai morsi fastidiosi e dolorosi delle infinite paure contro cui devo combattere quotidianamente; mi hai tolto di dosso la brutta sensazione viscida di non riuscire a spiegare quante e quali paure siano e quanto sia difficile, davvero difficile, prenderle a sberle dalla mattina alla sera per evitare che facciano ombra su tutto il resto. Mi hai tolto dalla bocca la voglia di star zitta; mi hai rubato dalle mani il bisogno di tormentarsi intorno a un'idea difficile da rendere concreta.
Lo hai fatto ridendo, sorridendo, cantando, fischiando, guidando... Lo hai fatto guardandomi anche mentre io guardavo da un'altra parte e all'improvviso mi giravo e incontravo i tuoi occhi che, ci giurerei, in quel momento stavano parlando a "qualcuno" che non ero io. Lo hai fatto commuovendoti, mentre guardavamo il mare. Lo hai fatto lasciandomi commuovere.
Mi hai guardata arrampicarmi sugli scogli e guardare l'orizzonte, e mi hai permesso di chiudere gli occhi e tacere, per tutto il tempo che ho voluto, per tutto il tempo necessario a lavarmi via la merda che in qualche modo trova sempre lo spazio per sporcarmi i pensieri. Tu, forse, quanto vale il regalo che mi hai fatto nemmeno lo sai... quanto ne avevo bisogno, però, sì. Sai bene tante cose di me, vero? Anche quelle che provo a nascondere... lo so.
E allora grazie, amore.
Del mare e del sole; della strada percorsa cantando; del mio lento, graduale calmarmi... E grazie del vento, dell'aria pulita e salata che ho respirato. Grazie del sogno, grazie del faro, grazie della pazienza, grazie della mano che ha preso la mia per sciogliere il pugno che stringo, troppo spesso, senza accorgermi di farlo.
Grazie... di quell'arrivederci al mare mentre il giorno si avvicinava alla sera e i gabbiani si abbassavano, cominciando a gridare.
"Mettiamoci d'impegno, ok? Mettiamoci d'impegno a cambiare la vita..."
"Sì, perché non può essere la vita a cambiare noi."

giovedì 19 gennaio 2017

Il successo di Sully: il mondo ha voglia di salvezza - libera recensione e libera riflessione

E forse è qui, una delle ragioni più importanti del successo di questo film: la voglia e il bisogno di assistere a qualcosa di grande; a qualcuno che sceglie e che non ha paura di farlo. E' il bisogno e la voglia di persone capaci, capaci e coraggiose, sempre di più. E' il bisogno e la voglia di credere che esista ancora qualcuno in grado di portarci in salvo, anche contro ogni aspettativa logica... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SU BLASTING NEWS