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domenica 21 dicembre 2014

Libera recensione - Noi siamo infinito, Stephen Chbosky

"Caro amico, 
 adoro le Twinkies. E il motivo per cui te lo dico è che tutti noi abbiamo bisogno di trovare delle ragioni che giustifichino la nostra voglia di vivere."
Per comprendere questo libro, bisogna essere fatti in un certo modo. Non trovo altro modo per dirlo. E non si tratta di essere migliori o peggiori di altri, più o meno intelligenti o acuti, niente di tutto questo, ma soltato e semplicemente: bisogna essere fatti in un certo modo.
E quel certo modo indubbiamente non è uno dei concetti più facili da spiegare, me ne rendo conto. Con certo modo si può intendere tutto, lo so. Soltanto che in realtà, per comprendere questo libro, comprenderlo sul serio, bisogna che quel certo modo in cui si è fatti sia un modo ben preciso.
In ogni caso non c'è da preoccuparsi. Se si è parte di quel modo lo si capisce subito alle prime righe, e se non dovessimo essere fatti così, questo rimane un bel libro da leggere.
E' un libro da leggere anche o proprio per questo, se vogliamo: scoprire se siamo fatti in un certo modo, oppure no.
Non conviene, forse, chiederselo? Chiedersi come si è fatti, a un certo punto della vita? Crediamo di saperlo ma troppe volte non è la verità.
Io sapevo... lo sapevo già, sì, di essere fatta in quel modo. E questo libro l'ho cercato (e mi è poi arrivato in dono) proprio per questo. L'ho cercato perché c'è bisogno di riconoscersi, ogni tanto, di vedersi riflessi, almeno in parte. C'è bisogno di sfiorare tasti da troppo tempo impolverati e scoprire che suono producono e se sono in grado di produrne ancora. Non sarà troppo doloroso scoprire che suonano, suonano ancora, suonano sempre, e se facevano male allora, potrebbero fare male anche adesso. Non sarà nemmeno troppo doloroso accorgersi che non sono poi nemmeno tanto impolverati, non quanto il tempo vorrebbe, quanto meno. Si tratta delle dita invisibili che ognuno di noi possiede e che rispondono a comandi che la nostra mente crede di non impartire, mentre invece, lo fa.
Ma detto questo, la parola io la lascio totalmente al libro. Alle lettere spedite da Charlie al suo "amico" e che una dopo l'altra svelano e rivelano la sua anima gonfia e pulsante; al suo modo di parlare chiaro e delicato che abitua a una musica lieve, salvo poi non essere preparati quando il suono scende di gravità improvvisa e mille strumenti suonano insieme un unico grido straziante o un tuono cupo e dolente. La parola la lascio a chi è stato in grado di descrivere quel certo modo di essere senza troppa fatica, senza pretese e senza presunzione. La lascio alla vita di quegli adolescenti che siamo stati autorizzati a sbirciare attraverso il varco aperto da questo romanzo. Li vediamo sufficientemente bene da credere di poterli toccare allungando la mano, ma non abbastanza da poter comprendere tutto quello che si portano dentro e che, nonostante il peso, non impedisce loro di correre e camminare.
Non dimentichiamoci di quel peso nello zaino, perché in un modo o nell'altro, tutti ne abbiamo portato in spalla almeno un pochino.
Non dimentichiamoci di cosa significava fumare una sigaretta in macchina anche se ne avevamo appena spenta una e "Non potevi aspettare dieci minuti?" [...] - "Ma la canzone alla radio era troppo bella."
Non dimentichiamoci che, tra le svariate persone che la vita ci mette sulla strada, ve ne sono alcune più preziose e rare e, per questo, terribilmente delicate. Sono quelle che assorbono, sono quelle che sentono e vedono un passo oltre a quello che la gente comune fa, o che comunemente fa la gente (che non è affatto la stessa cosa). Son quelle che ci sembrano strane, e che molte volte non ci preoccupiamo di conoscere meglio prima di scartarle come merce difettosa, senza accorgerti di aver gettato nella spazzatura il più prezioso dei diamanti.
Se ci capita di incontrarle, mettiamo da parte per un po' quello che siamo disposti a rischiare in termini di tempo e misura e ascoltiamole, osserviamole, amiamole... Non potremo fare altro che imparare e scoprire.
Buona lettura, a tutti.


Da questo libro:

"Ho soltanto bisogno di sapere che là fuori c'è qualcuno che ascolta e che capisce, e non cerca di portarsi a letto le persone, anche se potrebbe. Ho bisogno di sapere che esiste gente così."

"Sai, un sacco di ragazzi, a scuola, odiano i propri genitori. Alcuni le hanno prese. Alcuni sono capitati per caso nelle vite sbagliate di chi li ha messi al mondo. Altri sono stati esibiti come trofei e mostrati ai vicini quasi fossero nastri o steklle d'oro. Altri ancora volevano solo ubriacarsi in pace."

"Charlie, ognuno di noi accetta l'amore che pensa di meritare."

"Finita la canzone ho detto una cosa. - Mi sento come... infinito. - E Sam e Patrick mi hanno guardato come se avessi pronunciato la frase più grandiosa che avessero mai sentito. Perché la canzone era stupenda, e l'avevamo ascoltata davvero con attenzione. Erano appena trascorsi cinque minuti della nostra intera esistenza, e noi ci sentivamo giovani in senso buono. In seguito mi sono comprato il disco, e potrei anche riverlarti il titolo della canzone ma, a dire il vero, non è la stessa cosa se non stai andanado alla tua prima, vera festa, e se non ti trovi su un pickup seduto tra due persone stupende, mentre fuori inizia a piovere."

"Hai presente le vecchie fotografie? Le persone ritratte hanno i lineamenti molto marcati, e un aspetto giovanile. E sembrano sempre molto più felici di noi."


"Non so se ti sei mai sentito così. Non so se hai mai desiderato addormentarti, per svegliarti solo mille anni dopo. Non so se hai mai pensato che vorresti non essere al mondo; o non renderti conto di essere vivo. O qualcosa del genere."

"Non c'è niente come fare dei bei respiri profondi, dopo aver riso tanto. E non c'è niente di meglio di un mal di stomaco per le giuste ragioni."

"E guardavamo il pendio davanti a noi. Poi Patrick ha cominciato a correre dietro al tramonto. E Sam l'ha seguito, subito. Io vedevo il loro contorno, controluce. Correvano dietro al sole. Allora mi sono messo a correre anch'io ed è stato tutto perfetto."


Una ferita la lasci..

C'è qualcosa di brutale e crudele nell'infilarsi nella vita di qualcuno. Per quanta cura tu ci possa mettere, per quanto leggeri possano essere i tuoi passi quando lo fai, non devi aspettarti di non aprire nessuna ferita. Un varco lo apri e ci passi in mezzo, una ferita la lasci. Non conta quanto ti muovi con cautela mentre attraversi quei lembi di esistenza, qualche pezzo di carne lo strapperai via comunque; non conta nemmeno quante poche cose tu tocchi, una volta dentro, perché quelle più importanti saranno le prime a finirti tra le mani, ti ci cadranno dentro, senza che tu le vada a carcare. Sarai capace di non farle cadere? Chieditelo, è necessario e vitale che tu te lo chieda, prima di compiere anche un solo altro passo, uno soltanto, nell'esistenza di quella persona. Sarai in grado di rimetterle al proprio posto, quando e se te ne andrai, senza che le tue mani le abbiano modificate oltre una certa misura, nella forma e nel colore? Perché le mani, le mani toccano... Le mani plasmano, anche quando non vogliono, lo fanno. Sono state create per creare, e quando incontrano qualcosa che esiste già, loro lo dimenticano, e non smettono di creare. Creano addosso, creano dentro, creano intorno. Creano, toccano... a volte, rompono. Sarai capace, una volta dentro, di amare tutto quello che vedrai? Perché se ci sei, se sei dentro, lo devi fare. Un varco lo apri e ci passi in mezzo, una ferita la lasci e devi, devi per forza di cose, versare amore.
Ne hai con te a sufficienza? Le tue mani creano o distruggono? Sei abbastanza forte da proteggere quelle cose importanti? Riuscirai a non farla sanguinare, quella ferita?
Riuscirai ad abitare lì? Riuscirai a non andartene rubando qualcosa per sempre?
Riuscirai a non essere più brutale e crudele del necessario?

martedì 14 ottobre 2014

Libera Recensione - 'Na bruta stòria, Piergiacomo Verlucca Frisaglia

Mi trovo a scrivere questa recensione con un mazzo di sentimenti in mano, difficile dire quale prevalga.
Succede, quando un libro in qualche modo ti appartiene più degli altri. E non sai bene perché, ma più probabilmente si tratta di quelle corde sottili che quello stesso libro riesce, con le sue dita, a toccare.
E allora suonano, quelle corde. E suonano bene.
"'Na bruta stòria" è un libro semplice e complicato al tempo stesso. Non c'è da stupirsi, di questo. Tutti, siamo semplici e complicati allo stesso tempo, e questo libro non potrebbe essere altrimenti, da bravo crocevia di storie, vite ed emozioni quale è. E no, nemmeno per un attimo, lo giuro, nemmeno per un secondo ho avuto la sensazione di stare leggendo qualcosa di "falso". Ecco, ecco che cos'è più di ogni altra cosa questo romanzo: è VERO. Tutto, lo dice. I paesaggi meravigliosamente descritti e "sentiti", "amati" prima di essere raccontati; i dialetti, le voci (sì, io ho sentito le voci, ne sono sicura...), i passi, le risa, gli aliti di vento e le piogge scroscianti, tutto, finanche i battiti e i palpiti dei cuori.
Ho riso, ho riso tanto leggendolo, ho riso sinceramente... e altrettanto sinceramente ho pianto. Di un pianto che ha molto poco a che fare con la semplice commozione che spesso le parole ben scritte sono in grado di provocare, ma che somiglia invece al dolore che si prova quando si perde qualcuno, o ci si va molto vicino.
Succede, dicevo appunto, quando un libro ti appartiene più di altri. Succede soprattutto quando ogni singola parola viene scritta con lo stesso mazzo di sentimenti che rimane in mano a te quando lo leggi.
E allora via, io lo consiglio a tutti coloro che vogliono vivere una storia vera, in questo mondo un po' troppo artefatto e plastificato che ci siamo abituati a guardare. Una storia di montagna, e di gente che ci cammina dentro e sopra e intorno, che ci vive in mezzo, che ci spera, che ci prega e impreca, che ci corre incontro, che ci si rifugia, che ci ritorna e che non se ne va più via.
Andate a conoscere Amilcare, il maresciallo... vi racconterà di Desolina, e della luna e del vento, e di un cielo che sembra in qualche modo più vicino.
Se chiudo gli occhi, se respiro il vento, mi par quasi di sentirla, Desolina. Mentre rapita dal furore della passione e dei lampi di vita che la scuotevano esclama: "Non c'è nulla da capire, Amilcare! Devi semplicemente crederci!"
Non è forse vero, dico io? Non è forse vero?
Sì, è vero, come è vero che, a volte, si nasce nel bel mezzo di una vita.
E questo, Amilcare lo sa.

Da questo libro:

"La fame è uguale in tutte le parti del mondo"

"Esatto, - continua lei, e una luce strana mi sembra sia trascorsa per un attimo nei suoi occhi spenti. - vedrai, alla fine di questa storia anche tu avrai imparato."


"Ai semplici di mente, non bisogna cambiare troppe volte le carte in tavola: scombussola il loro cerebrale."

mercoledì 17 settembre 2014

Il mio modo nel mondo, è la tempesta

Tu, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, nel mondo? Bisogna chiederselo, sai? Arriva per tutti il momento di farlo, e bisogna che la risposta sia pronta e sincera. No, non pensarci per più di qualche manciata di secondi; le decisioni migliori sono quelle che prendi sull'orlo dei burroni: "Che faccio, salto? Salto o non salto? Oppure torno indietro?". Chieditelo e poi chiudi gli occhi senza riflettere troppo e, quando li riapri, vai verso il posto che ti sei scelto, il tuo "modo nel mondo". Lascia che scorrano via, se puoi, le persone che non hanno il coraggio di porsi questa domada. Lascia che scorrano, lascia che passino come un tratto di corrente di un fiume, e poi riprendi a camminare. Chi non se lo chiede, non vive. Lo sai, questo, vero? Chi non se lo chiede esiste e basta, ma non saprà mai perché. Ma tu vuoi saperlo, perché ci sei, vero? Tu vuoi saperlo qual è, il tuo modo nel mondo, vero? Lo vuoi sapere perché lo senti come qualcosa che ti gira nella gola alla mattina appena sveglio ed è qualcosa di simile a un grido. Lo vuoi sapere perché senza saperlo non saresti che a metà. O meno di metà, forse, non arriveresti nemmeno a un terzo di quello che dovresti essere, di quello che dovresti vivere.
Tu, quindi, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, in questo mondo? Sei per la tempesta? Sei NELLA tempesta? Scegli la burrasca? Scegli il vento forte che strappa le vele? Scegli gli scossoni delle onde arrabbaite? Scegli il singhiozzo dei salti nel vuoto? Il tuffo al cuore, i pugni nello stomaco, la voglia improvvisa di correre? Il sapore del sangue delle ferite leccate, i muscoli che si tendono dopo essere stati atterrati e scattano, più forti, sempre più forti e più lontano? Oppure scegli la calma, il mare piatto e sereno, il veleggiare tranquillo senza sorprese? Il tuo modo nel mondo è la pace? E' la quiete del corpo e dell'anima, il silenzio delle vene, il tepore del camino invece del fuoco che divampa? Scegli di camminare, senza correre mai? Scegli di stare sempre attento a non cadere? Scegli di sederti sull'orlo del burrone, invece che provare a lanciarti? Qual è, la tua parte di mondo? Qual è il tuo popolo? Di che gente sei?
Io, me lo sono chiesta più volte, ma non ho mai avuto il coraggio di rispondere. Non fino a qualche tempo fa. Ho risposto, quindi.
Sì, ho risposto.
Ho risposto che scelgo e sceglierò sempre la burrasca, il mare in tempesta e il divampare del fuoco. E ho sofferto le pene dell'inferno e le soffrirò ancora, per questo, ma dall'inferno, per questo, ne sono anche uscita. La mia gente è quella lì, non c'è dubbio... è quella che brucia, che non ha paura di cammianre sull'orlo del burrone, è quella che anche se è caduta non ha smesso di correre sui sassi appuntiti. La mia gente è quella che si spaventa ma cerca di picchiare a sangue le sue paure, anche se magari, mentre lo fa, piange.
Il mio popolo è quello, ma non faccio parte di nessun branco.
Non ho branchi, ma ho un popolo, ho la mia gente.
Il mio modo nel mondo, purtroppo o per fortuna, è la tempesta.
Il tuo, invece, qual è?

sabato 31 maggio 2014

EBOOK MAGDALENE, AGGIORNAMENTO DISTRIBUZIONE


Ecco i nuovi siti di distribuzione in cui Magdalene è in vendita. Aggiornerò nuovamente.

"Lei, con le sue gambe rigide che dovrebbero star ferme, e invece la fanno camminare.
Come fa? Come fa a camminare?
Come fa?
Eppure la sento… sembra strisciare. Sento il rumore di qualcosa che sfrega il pavimento, ma ogni volta che la guardo è ferma.
Ferma in un posto, ogni volta diverso, con il suo sorriso stupido e demente e i suoi occhi spalancati e impolverati.
Una mano è sempre protesa verso di me.
Vuole prendermi.

Non so se mi spiego." (Marina Lizzi, Magdalene)

http://www.ebookizzati.it/ebook-magdalene-marina-lizzi-youcanprint-idprd560869.html#PrdAnc
http://www.bookrepublic.it/book/9788891143228-magdalene
http://libreriarizzoli.corriere.it/Magdalene/G.2sEWcWL0AAAAFG5GIxOTvW/pc?CatalogCategoryID=x_esEWcWR5oAAAErWbkdhq_J&Root=eBook

http://www.cubolibri.it/home.php/ebook-magdalene-marina-lizzi-youcanprint-9788891143228.html
http://www.inmondadori.it/Magdalene-Marina-Lizzi/eai978889114322/
https://play.google.com/store/books/details/Marina_Lizzi_Magdalene?id=RAOnAwAAQBAJ
http://www.ibs.it/ebook/lizzi-marina/magdalene/9788891143228.html

martedì 27 maggio 2014

MAGDALENE IN EBOOK

Amici lettori, finalmente il mio racconto horror anche in ebook. Potete trovarlo, per ora, ai link sotto indicati (Amazon e Ultima books). Sarà mia cura pubblicare di volta in volta tutti i siti di distribuzione nei quali verrà inserito man mano.
Grazie sin da ora a chi vorrà conoscere Magdalene...





http://www.amazon.it/Magdalene-Marina-Lizzi-ebook/dp/B00KKXELLG/ref=sr_1_19?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1401172888&sr=1-19&keywords=lizzi

sabato 17 maggio 2014

Libera recensione - Albert Espinosa, Braccialetti Rossi - il Mondo Giallo, se credi nei sogni i sogni si creeranno

Braccialetti Rossi - Il Mondo Giallo di Albert Espinosa




Come funziona con i libri, ormai, lo sappiamo bene. Anche grazie alla miriade di opinioni, abbiamo imparato a conoscere cosa aspettarci e quando, anche se a volte si divertono ancora a sorprenderci. Tra le pagine dei libri soffiano venti particolarmente capaci di cambiare le carte in tavola in un batter d'occhio, e questo fa parte del bello.
In ogni caso, io so bene quando un libro mi lascerà il segno. Non si tratta di una carezza, non di un'emozione (sebbene avvenga anche grazie a loro e siano ben accolte), un libro mi lascia il segno quando mi tira un pugno.
Un pugno, sì. Un bel pugno nello stomaco (figurato, ovviamente), proprio nel punto in cui serve per farti smettere di respirare per qualche secondo. Braccialetti Rossi, il pugno me l'ha tirato nel bel mezzo di un supermercato, mentre stavo divertendomi a sfogliarne incuriosita le pagine. Stavo seguendo la serie tv Braccialetti Rossi, trovandola tutto sommato ben fatta e stranamente coraggiosa e proprio non sapevo fosse tratta da un'esperienza di vita vera. Quindi quando il mio sguardo ha intercettato il titolo sullo scaffale, automaticamente l'ho preso e aperto. Cercavo, come un segugio, le tracce del feeling, temendo fosse il solito libro tratto dalla serie televisiva e non viceversa; e invece nello sfogliare cominciano a piovermi addosso parole, stralci di frasi da uno strano sapore... Com'è nato? titola un capitolo, e le sue prime parole sono "Be', dal cancro.", i miei occhi scorrono, saltano righe e ... "Avevo quattordici anni quando sono stato ricoverato per la prima volta [...]. Ho perso lungo la strada una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. Eppure devo dire, e devo farlo adesso, che per me è stato un periodo felice [...]". 
No, il pugno non era ancora arrivato, ma le mie mani a questo punto erano ben salde e aggrappate al libro, i miei occhi, anche. Cominciava a farsi strada la sensazione di avere di fronte qualcosa di raro, qualcosa di nuovo, nuovo in modo tutto particolare, tra l'altro. Nuovo anche nel modo di essere nuovo. Ed è l'unico modo, questo, in cui riesco a spiegare quello che ho pensato in quel momento. Almeno prima del pugno, perché dopo ne ho avuta la certezza: io, una cosa così non l'avevo mai letta. Ma dovevo leggerla.
E quindi proseguo a cercare, e trovo righe che parlano di un patto "...Noi ragazzi malati di cancro [...] ci saremmo divisi la vita di quelli che non ce l'avrebbero fatta. [...] Comunque fosse andata, avremmo continuato a vivere attraverso gli altri, sostenendoli nella guerra alla malattia." Non mentirei se dicessi che a questo punto un po' già il fiato mi mancava, e qualcosa come un pizzicore agli occhi mi stava rendendo più difficile leggere, ma nulla in confronto al boccheggiare di qualche secondo dopo, quando... "Nei miei dieci anni di cancro mi sono toccate 3,7 vite. Quindi, a scrivere questo libro siamo in 4,7, ossia le 3,7 persone di cui ho ereditato la vita e io." BAM!! Senza fiato.
"Bene," prosegue più giù "vi ho detto del cancro e di me. Mi piace, il modo in cui ne ho parlato, sono soddisfatto. Il primo passo è fatto. Avanti col mondo giallo, dunque.".
E nel mondo giallo, io, ci sono entrata. Ovvio, il libro è venuto a casa con me; ovvio, non ho nemmeno finito di mettere via la spesa che ero già seduta sul divano a leggerlo.
E' stato bello scoprire che avevo ragione a pensare di avere tra le mani qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai letto e che avrei dovuto leggere. Il "mondo giallo" va conosciuto, senza ombra di dubbio. Salvo poi scoprire di averlo già, ognuno a suo modo, sfiorato. E Braccialetti Rossi è un libro che va letto. Va letto senza pietà, senza drammaticità, senza quella base di teatralità che siamo portati a mettere da fondamenta quando ci avviciniamo a un libro che parla di argomenti "difficili". Vi sorprenderete a piangere, sì, ma senza il velo di trucco che spesse volte ricopre le lacrime. Se piangerete leggendolo, piangerete in mutande e spettinati. Piangerete davvero, e per questo sorriderete anche, davvero. E per questo il messaggio arriverà chiaramente e senza mezzi termini. Un messaggio di vita che proprio per questo non teme di parlare anche della morte e della malattia. Un messaggio di gioia che, per essere vero, non può avere paura del dolore. E' un libro di scoperte (ventitré), di lezioni imparate sulla pelle e delle quali si sente il bisogno (o il dovere) di parlare. E' un libro felice. E se crediamo che la felicità sia solo qualcosa di rosa e azzurro, di soffice e profumato, allora siamo noi ad aver dimenticato (o a non aver mai capito, forse) che cosa sia realmente.
Personalmente?
Personalmente credo che la cosa più importante per vivere felici sia non avere paura, persino in un mondo che ti chiede costantemente d'averne.
Questo, è un libro fatto di tante cose, ma non di paura. Ecco, mi piace.
Credetemi, dunque. Voi, una cosa così non l'avete mai letta. Ma dovreste leggerla.
Probabilmente, tutti dovrebbero leggerla.

Braccialetti Rossi, Frasi estratte (oltre agli stralci sopra citati):

"Quel giorno ho capito che "dolore" è una parola senza valore concreto, proprio come "paura". Sono termini spaventosi, che causano dolore e paura."

"Trova quello che ti piace guardare, e guardalo."


"Un ricordo che profuma d'arancia. I ricordi hanno un odore, e la trovo una cosa straordinaria."

"Credere e creare sono due parole molto simili, e si somigliano tanto perché sono molto vicine. Così vicine che, se credi, crei. Credi, quindi..."

martedì 22 aprile 2014

Ho sognato chi ero

Ho sognato di vedere le luci, quelle che si vedono dal cielo guardando giù. Ho sognato che non avevo paura, e che sull'onda del vento tutto il brutto sembrava contare di meno e il bello di più. Ho sognato che davvero avrei potuto decidere... decidere cosa? Di vivere, cosa vivere, di essere, di essere in un posto e non in un altro. Ho sognato che le valigie sono leggere, leggere ma piene di tutto quello che serve, e che di tutto quello che serve fai parte anche tu, che ci sei, che mi hai vista, come io ho visto te. Ho sognato di correre senza paure, senza che il vento contrario mi possa fermare; ho sognato che col vento contrario si può persino volare...
Ho sognato che non mi devo sentire diversa, se guardo il mondo con lenti da fiaba. Ho sognato che le cose belle non finiscono mai, ho sognato che ci dice il contrario non esisteva più... anzi, ancora meglio, non era mai esistito. Ho sognato che gli alberi parlano e che i fili d'erba ascoltano; ho sognato che nelle notti di vento parla anche la luna, lo fa con la luce, sì, ma non solo con quella. Ho sognato che ieri era bello, e che domani arriva sempre ed è sempre sereno... Ho sognato di notte senza chiudere gli occhi, perché a chiudere gli occhi si rischia di star più svegli che con gli occhi aperti, o almeno è quello che succede di solito ai sognatori, come me.
Ho sognato chi ero, ho sognato che c'ero...
Ho sognato che il sogno non è ancora finito.

mercoledì 16 aprile 2014

Libera recensione - Doctor Sleep, Stephen King

Ok, King è e rimarrà per sempre il mio più grande maestro. Con lui sono cresciuta, con lui ho imparato a leggere tra le righe, con lui ho anche imparato in un certo senso a scrivere, perché qualcosa di lui rimane attaccato a quello che scrivo, al mio personale modo di farlo, esattamente come rimangono in noi i modi di dire, di esprimerci, di gesticolare a seconda del luogo in cui cresciamo.
Detto questo (premessa doverosa), devo purtroppo arrivare a dire che Doctor Sleep non mi è piaciuto.
L'ho atteso per mesi, ho pregustato come molti il momento di averlo finalmente tutto per me e l'ho aperto per la prima volta con "l'acquolina in bocca" chiedendomi quale sapore mi sarebbe esploso nella mente una volta cominciato... poi, la delusione. Non parlo tanto della trama, in sé non è male, ma sappiamo tutti che a fare grande un libro non è quasi mai la trama, ma piuttosto il modo in cui si entra a contatto con i personaggi, quanto si arriva vicini a stringere loro la mano. Ecco, King in questo è sempre stato geniale. Ho chiuso quasi tutti i suoi libri, belli e meno belli, con l'assoluta certezza di avere degli amici in più.
Questa volta invece non è accaduto nulla. Non ho incontrato nessuno e, soprattutto, non reincontrato Danny.
Lo so, molto dipende anche dalle nostre aspettative e certamente le mie erano immense nei confronti di Danny, il bambino che avevo lasciato con Shining e che mi era entrato nel cuore con una potenza accecante.
Il Dan adulto non ha, a mio parere, nulla di quella potenza disarmante. Nella mia mente non è riuscito mai a prendere forma, non ha acquisito un carattere, un volto, un passato (sebbene il suo passato lo conoscessi già, o forse proprio per quello...). Non ho conosciuto Abra, o meglio, la sua idea di lei (anche solo fisicamente parlando) inspiegabilmente non corrispondeva a quella che King voleva che avessi, non capisco la ragione di questa discordanza, ma non mi è piaciuta. Dan e tutti gli altri personaggi sembrano essere il frutto di echi di personaggi passati frullati insieme, nulla di nuovo, purtroppo.
Quanto ai brividi, quelli in più di un'occasione sono arrivati. Dopotutto, King rimane King, anche nel peggiore dei casi.
La mia personalissima (e dolorosissima) conclusione? Forse, e dico forse perché so che non si dovrebbe mai contestare la scelta di un autore (e so anche, da aspirante scrittrice, quanto possa essere tremendamente fastidioso), sarebbe stato meglio lasciare Danny là dove era rimasto alla fine di Shining. Non avremmo mai saputo come sarebbe stato da adulto, ognuno di noi lo avrebbe collocato nella parte migliore del mondo e avrebbe conservato per sempre la sua luccicante potenza.

Da questo libro:

"[...]E' come se in casa soffiasse uno strano vento, ma non se ne vedono o sentono gli effetti. Penso sempre che prima o poi sventolino le tende o volino via i quadri dalle pareti, ma non succede mai."

"Succede alla maggior parte dei bambini [...], ami i tuoi genitori e incroci le dita. Che scelta hai? [...]"

domenica 13 aprile 2014

E fresco è rimasto il ricordo

Che erano fresche le estati, perché eravamo freschi noi... Fresco il modo di guardare il mondo, di vivere le notti senza le paure di oggi. 
Erano freschi i momenti, freschi i baci sulle labbra morbide. Fresco il sapore di gelato alla nocciola, fresca l'aria della sera. 
Che erano fresche le mani e il loro modo di intrecciarsi, perché erano freschi gli istanti... freschi e unici come i respiri che ci gonfiavano i polmoni. 
Fresche le grida, fresche le voci, fresche le risa del nostro rincorrerci, fresco l'abbraccio del nostro incontrarci. 
Che erano fresche le attese, fresche le acque del mare e dei fiumi in cui giocare. 
Che era fresco tutto, perché eravamo freschi noi... E fresco è rimasto il ricordo.

lunedì 7 aprile 2014

"E' per quello che viene, per farmi impazzire..."

"Mi chiamo Maureen e vi scrivo dalla mia stanza di
reclusione.
Da qualche tempo ho smesso di contare i giorni. Prima
lo facevo, ma ora non mi interessa più sapere quanto
tempo è passato da quando mi hanno rinchiusa qui
dentro.
Loro, loro credono che io sia pazza.
E se continuo a ripetere che non è vero, loro, chissà
perché, lo credono ancora di più.
Questo, almeno questo, l’ho capito e allora ho smesso
di dirlo. Ho smesso di urlarlo e loro non mi legano più
al letto.
E’ un bene, questo. Perché quando lei arriva io posso
provare a nascondermi finché non se ne va. Posso
evitare di guardare i suoi occhi vuoti e finti e,
soprattutto, posso evitare che lei guardi me.
Perché essere guardati da lei è terribile, sapete?
È qualcosa che somiglia al rumore del gesso nuovo
sulla lavagna, o del vetro quando si incrina, solo che a
rompersi è sempre qualcosa dentro di me.
Ogni notte di più.
Ogni notte, sì, lei viene da me tutte le notti.
Ho paura che prima o poi la mia mente comincerà
davvero a sciogliersi, e allora forse lei smetterà di
venire.
E’ per quello che viene, per farmi impazzire."

Magdalene, Marina Lizzi http://www.lulu.com/spotlight/marinaliz

venerdì 28 marzo 2014

Magdalene

"Perché essere guardati da lei è terribile, sapete?
È qualcosa che somiglia al rumore del gesso nuovo sulla lavagna, o del vetro quando si incrina, solo che a rompersi è sempre qualcosa dentro di me.
Ogni notte di più.
Ogni notte, sì, lei viene da me tutte le notti.
Ho paura che prima o poi la mia mente comincerà davvero a sciogliersi, e allora forse lei smetterà di venire.

E’ per quello che viene, per farmi impazzire."

Magdalene, Marina Lizzi

http://www.lulu.com/shop/marina-lizzi/magdalene/paperback/product-21545709.html

martedì 25 marzo 2014

Solo per dirvelo...

Ecco, solo per dirvi che l'ho fatto, alla fine.
Ho pubblicato un racconto horror, ho deciso di rischiare e provare a vedere come va...
Può sembrare strano, ma è partito tutto da qui, da questa porta.
Ecco, solo per dirvelo, appunto.
Tutto qui...
Ecco il link:

http://www.lulu.com/shop/marina-lizzi/magdalene/paperback/product-21545709.html



domenica 2 marzo 2014

Arriveranno voci

Esiste quell'attimo, lo riconosci. 
E' un secondo che batte diversamente dagli altri, un po' fuori tempo, quel tanto che basta... 
Ogni tanto batte, batte un tempo diverso e ti invita. Bisognerebbe che si accettasse quell'invito, senza pensarci troppo su, senza pensarci per niente, e la vita forse prenderebbe tutta un'altra strada. Gira a destra, invece che a sinistra, prova a fare un'altra strada. Vai Nord, invece che a Sud, corri, invece che camminare... Ridi, invece che piangere, trattieni il fiato invece che respirare e...uno...due...tre...quattro...cinque... Buttati! 
Buttati ovunque, senza guardare. Accetta l'invito, non avere paura, sbaglia i nomi delle cose e tutto avrà un altro sapore, un sapore nuovo, diverso. 
Rimani sveglio, di notte...senza vedere solo il buio. 
Rimani in ascolto, arriveranno voci. 
Arriveranno voci.

mercoledì 1 gennaio 2014

01-01-2014, la strada buona

Per ancora un'oretta scarsa sarà il primo di gennaio. Il 2014 è appena iniziato... -clak- il contatore del tempo ha fatto un altro giro.
E adesso? E adesso siamo gli stessi che eravamo ieri, forse, siamo persino gli stessi che eravamo un anno fa. Ogni anno è così, ma noi ci crediamo ancora alla magia dell'inizio, al sentirsi liberi di esprimere desideri e richieste all'anno nuovo, come se fosse il tempo a decidere, e non noi, delle nostre vite. Nonostante tutto, un po' ci credo anch'io... Quindi eccomi qui, a chiedere qualcosa al 2014. Al nuovo anno che per qualche settimana ci sembrerà strano scrivere nelle date, e ci confonderemo con l'anno passato, fino a che la magia non scomparirà, non ci sentiremo più all'inizio di qualcosa ma ancora e sempre in mezzo e, quindi, da nessuna parte.
Voglio chiederlo ora, quando sembra tutto un po' più nitido, quello che voglio. Voglio riprendermi me stessa. E no, non è una frase fatta. Sono sulla buona strada, ma è una strada lunga. Questa volta, almeno, l'ho imboccata. Troppe volte in passato mi sono limitata a camminarle al margine. C'è molto, in questo proposito. Più di quanto si creda. Voglio provare, almeno provare, ad avere meno paura. Le volte che nella vita non l'ho avuta ho vinto battaglie dure come granito. E' che il dolore si ricorda un po' più chiaramente della gioia, e la gioia a volte non si accorge di esser viva, in tutto questo parapiglia. Voglio provare, quindi, almeno provare, ad accorgermi un pochino di più anche della gioia. A darle la possibilità di nascere e, per farlo, ci vorranno braccia forti per tenere indietro il buio. Il buio che mangia, il buio che nemmeno mastica, inghiotte interi. Per avere braccia forti, questo tipo di braccia, mi dovrò allenare duro. E quindi ecco, voglio allenare il mio spirito, oltre al mio corpo. Voglio essere pronta a sbattere la porta in faccia a chi se la merita, abbastanza forte da non riuscire più a riaprirla, perché alcune porte vanno chiuse per sempre, lo sappiamo fin troppo bene, anche se non lo facciamo quasi mai.
Voglio riuscire... a perdonare.
Voglio perdonare la vita, voglio perdonare Dio (che non ha certo bisogno del mio perdono, ma ne ho bisogno io...), voglio imparare soprattutto a perdonare quella fitta di dolore che ancora accompagna ogni delusione. Voglio perdonare chi non riesce a vedermi quando ho gli occhi chiusi e scrivo, perché è lì che la mia anima vola più in alto. Voglio perdonare chi mi ferisce senza pensarci, anche se mi vuole bene. Chi non se ne accorge non ho ancora capito, invece, se devo perdonarlo oppure no...perché non accorgersene è brutto, non accorgersene è più grave. Voglio anche riuscire a trovare giusto, giusto fino in fondo, senza alcun dubbio, il non perdonare chi è cattivo ed egoista, ma non penso di farcela... e allora dovrò provare a perdonare anche loro. A perdonare me stessa non ci provo nemmeno.
Voglio una possibilità, forse anche un paio.
Voglio provare a volare su un aereo, anche se ho paura. Voglio provare a credere di poter essere "dentro", e questa frase non la spiego, perché solo io so cosa intendo.
E per ultima cosa, per ultima cosa voglio che... che per favore si guardi, ogni tanto, solo ogni tanto, un po' meglio il mio sorriso. Prima di credere di me qualcosa di sbagliato. Prima di credere che allargare le labbra e ridere sia facile, in certe giornate strane.
C'è anche qualcos'altro, ma me lo tengo per me. L'importante è iniziare a camminare, alla mattina di questo nuovo anno, sulla strada buona.