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mercoledì 16 aprile 2014

Libera recensione - Doctor Sleep, Stephen King

Ok, King è e rimarrà per sempre il mio più grande maestro. Con lui sono cresciuta, con lui ho imparato a leggere tra le righe, con lui ho anche imparato in un certo senso a scrivere, perché qualcosa di lui rimane attaccato a quello che scrivo, al mio personale modo di farlo, esattamente come rimangono in noi i modi di dire, di esprimerci, di gesticolare a seconda del luogo in cui cresciamo.
Detto questo (premessa doverosa), devo purtroppo arrivare a dire che Doctor Sleep non mi è piaciuto.
L'ho atteso per mesi, ho pregustato come molti il momento di averlo finalmente tutto per me e l'ho aperto per la prima volta con "l'acquolina in bocca" chiedendomi quale sapore mi sarebbe esploso nella mente una volta cominciato... poi, la delusione. Non parlo tanto della trama, in sé non è male, ma sappiamo tutti che a fare grande un libro non è quasi mai la trama, ma piuttosto il modo in cui si entra a contatto con i personaggi, quanto si arriva vicini a stringere loro la mano. Ecco, King in questo è sempre stato geniale. Ho chiuso quasi tutti i suoi libri, belli e meno belli, con l'assoluta certezza di avere degli amici in più.
Questa volta invece non è accaduto nulla. Non ho incontrato nessuno e, soprattutto, non reincontrato Danny.
Lo so, molto dipende anche dalle nostre aspettative e certamente le mie erano immense nei confronti di Danny, il bambino che avevo lasciato con Shining e che mi era entrato nel cuore con una potenza accecante.
Il Dan adulto non ha, a mio parere, nulla di quella potenza disarmante. Nella mia mente non è riuscito mai a prendere forma, non ha acquisito un carattere, un volto, un passato (sebbene il suo passato lo conoscessi già, o forse proprio per quello...). Non ho conosciuto Abra, o meglio, la sua idea di lei (anche solo fisicamente parlando) inspiegabilmente non corrispondeva a quella che King voleva che avessi, non capisco la ragione di questa discordanza, ma non mi è piaciuta. Dan e tutti gli altri personaggi sembrano essere il frutto di echi di personaggi passati frullati insieme, nulla di nuovo, purtroppo.
Quanto ai brividi, quelli in più di un'occasione sono arrivati. Dopotutto, King rimane King, anche nel peggiore dei casi.
La mia personalissima (e dolorosissima) conclusione? Forse, e dico forse perché so che non si dovrebbe mai contestare la scelta di un autore (e so anche, da aspirante scrittrice, quanto possa essere tremendamente fastidioso), sarebbe stato meglio lasciare Danny là dove era rimasto alla fine di Shining. Non avremmo mai saputo come sarebbe stato da adulto, ognuno di noi lo avrebbe collocato nella parte migliore del mondo e avrebbe conservato per sempre la sua luccicante potenza.

Da questo libro:

"[...]E' come se in casa soffiasse uno strano vento, ma non se ne vedono o sentono gli effetti. Penso sempre che prima o poi sventolino le tende o volino via i quadri dalle pareti, ma non succede mai."

"Succede alla maggior parte dei bambini [...], ami i tuoi genitori e incroci le dita. Che scelta hai? [...]"

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