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sabato 17 maggio 2014

Libera recensione - Albert Espinosa, Braccialetti Rossi - il Mondo Giallo, se credi nei sogni i sogni si creeranno

Braccialetti Rossi - Il Mondo Giallo di Albert Espinosa




Come funziona con i libri, ormai, lo sappiamo bene. Anche grazie alla miriade di opinioni, abbiamo imparato a conoscere cosa aspettarci e quando, anche se a volte si divertono ancora a sorprenderci. Tra le pagine dei libri soffiano venti particolarmente capaci di cambiare le carte in tavola in un batter d'occhio, e questo fa parte del bello.
In ogni caso, io so bene quando un libro mi lascerà il segno. Non si tratta di una carezza, non di un'emozione (sebbene avvenga anche grazie a loro e siano ben accolte), un libro mi lascia il segno quando mi tira un pugno.
Un pugno, sì. Un bel pugno nello stomaco (figurato, ovviamente), proprio nel punto in cui serve per farti smettere di respirare per qualche secondo. Braccialetti Rossi, il pugno me l'ha tirato nel bel mezzo di un supermercato, mentre stavo divertendomi a sfogliarne incuriosita le pagine. Stavo seguendo la serie tv Braccialetti Rossi, trovandola tutto sommato ben fatta e stranamente coraggiosa e proprio non sapevo fosse tratta da un'esperienza di vita vera. Quindi quando il mio sguardo ha intercettato il titolo sullo scaffale, automaticamente l'ho preso e aperto. Cercavo, come un segugio, le tracce del feeling, temendo fosse il solito libro tratto dalla serie televisiva e non viceversa; e invece nello sfogliare cominciano a piovermi addosso parole, stralci di frasi da uno strano sapore... Com'è nato? titola un capitolo, e le sue prime parole sono "Be', dal cancro.", i miei occhi scorrono, saltano righe e ... "Avevo quattordici anni quando sono stato ricoverato per la prima volta [...]. Ho perso lungo la strada una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. Eppure devo dire, e devo farlo adesso, che per me è stato un periodo felice [...]". 
No, il pugno non era ancora arrivato, ma le mie mani a questo punto erano ben salde e aggrappate al libro, i miei occhi, anche. Cominciava a farsi strada la sensazione di avere di fronte qualcosa di raro, qualcosa di nuovo, nuovo in modo tutto particolare, tra l'altro. Nuovo anche nel modo di essere nuovo. Ed è l'unico modo, questo, in cui riesco a spiegare quello che ho pensato in quel momento. Almeno prima del pugno, perché dopo ne ho avuta la certezza: io, una cosa così non l'avevo mai letta. Ma dovevo leggerla.
E quindi proseguo a cercare, e trovo righe che parlano di un patto "...Noi ragazzi malati di cancro [...] ci saremmo divisi la vita di quelli che non ce l'avrebbero fatta. [...] Comunque fosse andata, avremmo continuato a vivere attraverso gli altri, sostenendoli nella guerra alla malattia." Non mentirei se dicessi che a questo punto un po' già il fiato mi mancava, e qualcosa come un pizzicore agli occhi mi stava rendendo più difficile leggere, ma nulla in confronto al boccheggiare di qualche secondo dopo, quando... "Nei miei dieci anni di cancro mi sono toccate 3,7 vite. Quindi, a scrivere questo libro siamo in 4,7, ossia le 3,7 persone di cui ho ereditato la vita e io." BAM!! Senza fiato.
"Bene," prosegue più giù "vi ho detto del cancro e di me. Mi piace, il modo in cui ne ho parlato, sono soddisfatto. Il primo passo è fatto. Avanti col mondo giallo, dunque.".
E nel mondo giallo, io, ci sono entrata. Ovvio, il libro è venuto a casa con me; ovvio, non ho nemmeno finito di mettere via la spesa che ero già seduta sul divano a leggerlo.
E' stato bello scoprire che avevo ragione a pensare di avere tra le mani qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai letto e che avrei dovuto leggere. Il "mondo giallo" va conosciuto, senza ombra di dubbio. Salvo poi scoprire di averlo già, ognuno a suo modo, sfiorato. E Braccialetti Rossi è un libro che va letto. Va letto senza pietà, senza drammaticità, senza quella base di teatralità che siamo portati a mettere da fondamenta quando ci avviciniamo a un libro che parla di argomenti "difficili". Vi sorprenderete a piangere, sì, ma senza il velo di trucco che spesse volte ricopre le lacrime. Se piangerete leggendolo, piangerete in mutande e spettinati. Piangerete davvero, e per questo sorriderete anche, davvero. E per questo il messaggio arriverà chiaramente e senza mezzi termini. Un messaggio di vita che proprio per questo non teme di parlare anche della morte e della malattia. Un messaggio di gioia che, per essere vero, non può avere paura del dolore. E' un libro di scoperte (ventitré), di lezioni imparate sulla pelle e delle quali si sente il bisogno (o il dovere) di parlare. E' un libro felice. E se crediamo che la felicità sia solo qualcosa di rosa e azzurro, di soffice e profumato, allora siamo noi ad aver dimenticato (o a non aver mai capito, forse) che cosa sia realmente.
Personalmente?
Personalmente credo che la cosa più importante per vivere felici sia non avere paura, persino in un mondo che ti chiede costantemente d'averne.
Questo, è un libro fatto di tante cose, ma non di paura. Ecco, mi piace.
Credetemi, dunque. Voi, una cosa così non l'avete mai letta. Ma dovreste leggerla.
Probabilmente, tutti dovrebbero leggerla.

Braccialetti Rossi, Frasi estratte (oltre agli stralci sopra citati):

"Quel giorno ho capito che "dolore" è una parola senza valore concreto, proprio come "paura". Sono termini spaventosi, che causano dolore e paura."

"Trova quello che ti piace guardare, e guardalo."


"Un ricordo che profuma d'arancia. I ricordi hanno un odore, e la trovo una cosa straordinaria."

"Credere e creare sono due parole molto simili, e si somigliano tanto perché sono molto vicine. Così vicine che, se credi, crei. Credi, quindi..."

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