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mercoledì 17 settembre 2014

Il mio modo nel mondo, è la tempesta

Tu, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, nel mondo? Bisogna chiederselo, sai? Arriva per tutti il momento di farlo, e bisogna che la risposta sia pronta e sincera. No, non pensarci per più di qualche manciata di secondi; le decisioni migliori sono quelle che prendi sull'orlo dei burroni: "Che faccio, salto? Salto o non salto? Oppure torno indietro?". Chieditelo e poi chiudi gli occhi senza riflettere troppo e, quando li riapri, vai verso il posto che ti sei scelto, il tuo "modo nel mondo". Lascia che scorrano via, se puoi, le persone che non hanno il coraggio di porsi questa domada. Lascia che scorrano, lascia che passino come un tratto di corrente di un fiume, e poi riprendi a camminare. Chi non se lo chiede, non vive. Lo sai, questo, vero? Chi non se lo chiede esiste e basta, ma non saprà mai perché. Ma tu vuoi saperlo, perché ci sei, vero? Tu vuoi saperlo qual è, il tuo modo nel mondo, vero? Lo vuoi sapere perché lo senti come qualcosa che ti gira nella gola alla mattina appena sveglio ed è qualcosa di simile a un grido. Lo vuoi sapere perché senza saperlo non saresti che a metà. O meno di metà, forse, non arriveresti nemmeno a un terzo di quello che dovresti essere, di quello che dovresti vivere.
Tu, quindi, in quale parte del mondo scegli di vivere? In quale modo, in questo mondo? Sei per la tempesta? Sei NELLA tempesta? Scegli la burrasca? Scegli il vento forte che strappa le vele? Scegli gli scossoni delle onde arrabbaite? Scegli il singhiozzo dei salti nel vuoto? Il tuffo al cuore, i pugni nello stomaco, la voglia improvvisa di correre? Il sapore del sangue delle ferite leccate, i muscoli che si tendono dopo essere stati atterrati e scattano, più forti, sempre più forti e più lontano? Oppure scegli la calma, il mare piatto e sereno, il veleggiare tranquillo senza sorprese? Il tuo modo nel mondo è la pace? E' la quiete del corpo e dell'anima, il silenzio delle vene, il tepore del camino invece del fuoco che divampa? Scegli di camminare, senza correre mai? Scegli di stare sempre attento a non cadere? Scegli di sederti sull'orlo del burrone, invece che provare a lanciarti? Qual è, la tua parte di mondo? Qual è il tuo popolo? Di che gente sei?
Io, me lo sono chiesta più volte, ma non ho mai avuto il coraggio di rispondere. Non fino a qualche tempo fa. Ho risposto, quindi.
Sì, ho risposto.
Ho risposto che scelgo e sceglierò sempre la burrasca, il mare in tempesta e il divampare del fuoco. E ho sofferto le pene dell'inferno e le soffrirò ancora, per questo, ma dall'inferno, per questo, ne sono anche uscita. La mia gente è quella lì, non c'è dubbio... è quella che brucia, che non ha paura di cammianre sull'orlo del burrone, è quella che anche se è caduta non ha smesso di correre sui sassi appuntiti. La mia gente è quella che si spaventa ma cerca di picchiare a sangue le sue paure, anche se magari, mentre lo fa, piange.
Il mio popolo è quello, ma non faccio parte di nessun branco.
Non ho branchi, ma ho un popolo, ho la mia gente.
Il mio modo nel mondo, purtroppo o per fortuna, è la tempesta.
Il tuo, invece, qual è?

2 commenti:

  1. La tempesta annoia molto senza il suo naturale contralto.

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    1. E invece devo dirti che se c'è una cosa che non ho mai provato nel corso delle mie "tempeste", allora è proprio la noia. Noia che ha rischiato di uccidermi, invece, nella calma apparente del mare piatto e furbo, che sempre nasconde abissi neri e profondi...e terribilmente incerti.

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