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mercoledì 9 ottobre 2013

9 ottobre 1963

Io sono nata nel '79, e il 9 ottobre del '63 probabilmente non ero altro che un pensiero, una possibilità nella mani di Dio, eppure... Eppure quella notte, non so perché, mi sembra quasi di ricordarla. Mi sembra di aver sentito in qualche modo il suono terrificante e cupo della montagna che si spezza e cade con un tonfo orrido nell'acqua della diga; mi sembra di aver sentito il sibilo del vento e poi l'ombra incombente dell'onda di fango arrivare a coprire tutto.
E' una tragedia, quella del Vajont, che sembra superare i confini dello spazio e del tempo, come se facesse parte del cuore di tutti, di chi c'era e di chi non c'era più, anche di chi, come me, non era ancora nato. Come se il grido soffocato delle persone sommerse fosse arrivato fino al cielo, raggiungendo chi stava tornando a Casa e chi invece stava per essere mandato giù, nel mondo. Come se la cima della montagna caduta avesse fatto vibrare l'Universo intero, sprigionando un'eco eterna.

Non potrebbe essere altrimenti, in fondo. Nulla è più eterno e irremovibile dell'aver causato la morte di migliaia di persone, di notte, mentre la calma della sera scaldava i focolari delle case di pietra e le finestre chiudevano i loro occhi sulla valle. Nulla è più grave.
Buon riposo, allora, a voi che ancora giacete lì, nella terra che adesso ha cominciato a fiorire. Buon riposo alle persone dalle lapidi senza nome e a quelle che un nome ce l'hanno e lo portano scritto per non dimenticarlo mai. Noi non vi abbiamo dimenticato.
L'eco del vostro grido e di quello delle persone a voi sopravvissute ma con il cuore e la vita in frantumi, più potente del rombo della montagna caduta, risuonerà per sempre tra le valli della terra e del cielo.





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