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martedì 19 novembre 2013

Le perle di Victor Hugo - #1

L'onda e l'ombra

Un uomo in mare!
Che cosa importa! La nave non si ferma. Il vento soffia, quel tetro vascello ha una rotta che è obbligato a continuare. E va innanzi.
L'uomo sparisce, poi riappare, si tuffa e risale alla superficie, chiama, tende le braccia, non lo si ode; la nave, fremendo sotto l'uragano, è completamente assorta nella sua manovra, i marinai e i passeggeri non vedono neppure l'uomo sommerso; la sua miserabile testa non è che un punto nell'enormità delle onde.
Egli lancia grida disperate nell'immensità. Quale spettro, quella vela se che se ne va! La guarda, freneticamente. Essa si allontana, impallidisce, svanisce. Egli era là, poco fa: faceva parte dell'equipaggio, andava e veniva sul ponte cogli altri, aveva la sua parte di aria e di sole, era un vivente. Ora, che cos'è dunque accaduto? E' scivolato, è caduto. E' finita.
E' nell'acqua mostruosa: non ha più sotto ai piedi che fuga e rovina. I flutti rotti e frastagliati dal vento l'attorniano orribilmente, i moti dell'abisso lo portano via, tutti i brandelli dell'acqua si agitano intorno alla sua testa, una plebaglia di onde sputa su di lui, confuse aperture lo divorano per metà; ogni volta che si inabissa intravede dei precipizi pieni di oscurità; orribili vegetazioni sconosciute lo attanagliano, gli legano i piedi, lo trascinano a sé; sente che diventa abisso, fa parte della schiuma; i flutti se lo gettano l'un l'altro, beve l'amarezza, l'oceano vile si accanisce ad annegarlo, l'enormità gioca con la sua agonia. Gli sembra che tutta questa acqua sia odio.
Tuttavia lotta, cerca di difendersi, cerca di sostenersi, fa degli sforzi, nuota. Lui, questa povera forza subito esaurita, si oppone all'inesauribile.
Dov'è dunque la nave? Là in fondo. Appena appena visibile nelle pallide tenebre dell'orizzonte.
Le raffiche soffiano; tutte le schiume lo soffocano. Alza gli occhi e non vede che il livido delle nubi. Assiste agonizzando alla immensa pazzia del mare. E' suppliziato da questa stessa pazzia. Sente dei rumori estranei all'uomo che sembrano venire da oltre la terra e da non si sa quale spaventoso aldilà.
[...]
La notte scende, sono ormai ore che nuota, le sue forze sono al termine; quella nave, quella cosa lontana sulla quale ci sono degli uomini, è sparita; egli è solo nel formidabile baratro crepuscolare, vi sprofonda, si irrigidisce, si storce, sente sopra di sé le onde immani dell'invisibile; chiama.
Non ci sono più uomini, Dov'è Dio?
Egli chiama. Qualcuno! Qualcuno! Chiama ancora. Niente all'orizzonte. Niente in cielo.
[...]
Intorno a lui l'oscurità, la nebbia, la solitudine, il tumulto tempestoso e incosciente, l'increspamento indefinito delle acque selvagge. In lui, l'orrore e la stanchezza. Sotto di lui l'abisso. Non un punto di appoggio. Pensa alle avventure tenebrose del cadavere nell'ombra illimitata.
Il freddo intenso lo paralizza, le sue mani si contraggono, si chiudono e afferrano il nulla. Vento, nembi,turbini, soffi, stelle inutili! Che fare? Il disperato si abbandona, stanco, si rassegna a morire, si lascia travolgere, si lascia andare. lascia che il destino si compia, ed ecco che rotola per sempre nelle profondità lugubri della voragine.
O marcia implacabile delle società umane! Perdite di uomini e di anime lungo il cammino! Oceano dove cade tutto ciò che lascia cadere la legge! Sparizione sinistra del soccorso! O morte morale!
Il mare è l'inesorabile notte sociale  dove la legge penale getta i suoi dannati. Il mare è l'immensa miseria.
L'anima, alla deriva in questo gorgo, può diventare un cadavere! Chi la risusciterà?

Victor Hugo - I Miserabili

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