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sabato 14 dicembre 2013

Lei sta sognando, la sentite?

Questo era, più o meno, il periodo in cui da bimba scrivevo la letterina a Babbo Natale. Non le ricordo tutte, ma una sì. Se vado indietro a sbirciare negli anni e mi faccio strada tra i ricordi, mi vedo piccola, inginocchiata di fronte a un tavolino di legno, con un vestitino di lana rosa e una calzamaglia bianca. Davanti a me ho un foglio, in mano una penna, non ho ancora scritto niente. Devo pensarci bene perché, quella, è la lettera per Babbo Natale. In un qualche magico modo, i miei genitori sarebbero riusciti a farla avere proprio a lui, attraverso quel modo particolare di comunicare con i sogni, quelle rotaie invisibili ma salde, sulle quali viaggiano le merci più importanti. Se mi guardo adesso, mentre assorta e concentrata osservo il foglio bianco con la manina stretta intorno alla penna, mi viene voglia di dire a quella bimba che ero di far durare quel momento il più a lungo possibile, di non mettere giù la penna fino all’ultimo minuto prima di dormire. Ma quella bambina non mi può sentire, e forse è meglio così. Perché qualcosa le ha appena attraversato la mente e ha preso a scrivere, veloce quanto riesce, i suoi desideri sul foglio bianco.
Sta attenta a non chiedere cose troppo costose, sa che non le avrebbe. Sa che Babbo Natale deve accontentare tutti i bambini e quindi non può esagerare. Non importa se poi i suoi amichetti avranno le loro cose costose pronte sotto l’albero. Per qualche strana ragione quella bimba non chiede perché. Non a voce alta, almeno. Ha paura, lo so, che anche quel sogno possa finire. E allora scrive, fiduciosa, nel suo vestitino di lana rosa. Arriverà poi la notte di Natale, arriverà il momento di uscire sul balcone insieme alla mamma per mettere una candelina accesa fuori nella notte. Babbo Natale la deve vedere, deve sapere che deve passare anche da lì. “E se si spegne, mamma?” – “Non si spegne, Bella. Questa luce non si spegne mai.”
Certo. E così era.
Babbo Natale e Gesù Bambino non hanno mai saltato una vigilia, non si sono mai dimenticati di me.
Incredibile quanto strato metta la vita sopra ricordi così belli, sopra perle così rare. Quasi che fossero di secondaria importanza, quasi credesse che non ne dipenda, in fondo, lei stessa. O almeno quella parte di vita più vera, quella che cresce dentro, quella che parla poco, quella che è quella che non se ne va mai.
E allora, per questa sera, io me ne torno lì…
Mollo tutto e corro da quella bambina inginocchiata che scrive spostandosi, di tanto in tanto, i capelli dal viso. Mi piace il rumore della penna sul foglio di carta, mi piace sapere che in quel momento quella bimba non è sola. Non fa niente…non fa niente se io so già quello che verrà dopo. Lei ancora non lo sa.
Lei sta sognando, la sentite?
I sogni, quelli più tenaci, fanno rumore.





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