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domenica 23 settembre 2012

Una stanza per la cenere


Questa è una di quelle sere in cui ci vorrebbe una stanza per urlare. Una stanza fatta apposta per le grida, con della brutta carta da parati da strappare via dalle pareti solo per trovarne altra, ancora più brutta, a fare capolino tra gli squarci. Un po’ come fa il dolore, quando credi di piangerlo via e lui invece si gonfia come una spugna nutrendosi delle tue lacrime, e non fa altro che sbucare da ogni squarcio del tuo cuore.
Ci vorrebbe una stanza con tanti mobili da spaccare, mobili forti, mobili duri, mobili che serve picchiare forte per terra o contro il muro per spezzarli.
E’ una sera così, come tante altre ne sono venute prima, come tante altre ne verranno, senza che se ne riesca a tenere il conto, senza che si capisca bene dove metterle nell’arco del tempo vissuto perché, in qualche modo distorto, sembrano non farne parte, sembrano uscirne, sembrano esistere in una dimensione che non è fatta di realtà. Per questo, ci vorrebbe una maledetta stronza stanza da distruggere, per questo. Perché se si è fuori dal tempo, allora conviene essere anche fuori dallo spazio, altrimenti si rischia di impazzire. Si rischia di credere che non è vero quello che proviamo, che non lo stiamo sentendo davvero, forte come un uragano, spingere da dentro le pareti della nostra anima.
Ci vorrebbe una stanza, stasera, dove sentirsi a casa. Anche con la carta da parati a brandelli, anche con i mobili fatti a pezzi, anche con la gola in fiamme per le urla, anche con gli occhi arroventati.
Lì dentro si consumerebbe il fuoco della rabbia, e lì rimarrebbe la cenere.
Ci vorrebbe una stanza dove lasciare la cenere, fuori dal tempo, appena un po' oltre lo spazio, dove lasciare la cenere, perché questa… questa è una di quelle sere.

2 commenti:

  1. Che meraviglia. Be', se vuoi puoi lasciare la cenere nel mio blog...

    Ti abbraccio, oggi mi emozioni tu...

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    1. Guarda che è un'offerta importante, quella di lasciare la cenere "da te"! Ovviamente, vale anche viceversa, dietro questa porta, la mia, puoi lasciare ciò che vuoi.
      Ti abbraccio anch'io

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