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domenica 10 giugno 2012

La trapunta (09/06/12)

Di che cosa è fatta un'amicizia? E poi, quale forma ha?
L'amicizia è una trapunta. Ecco cos'è. Una trapunta fatta di tanti piccoli scampoli cuciti insieme, nel tempo. Questa è l'immagine che mi è sbocciata nella mente ieri, mentre cullata dal rumore sotterraneo del metrò, tornavo verso casa dopo una giornata a Milano con un'amica, un'amica speciale.
Non so perché, ma ieri l'ho visto quello scampolo che abbiamo cucito; l'ho visto bene congiungersi agli altri già esistenti, ognuno diverso in forma, contenuto e colore.
Di che cosa sono fatti questi scampoli è difficile dirlo, però.
Perché sapete, difficile è anche vedere la trapunta, per chi non è destinato a coprirvisi, o avvertirne il calore, la consistenza. Per quanto confidi nel potere estremo delle parole di dare vita e vista, descrivere la trapunta di un'amicizia come questa è quasi impossibile.
Ma ci provo: di che cosa era fatto lo scampolo di ieri?
Di penombra e parole. Di persone intorno, volti senza voci importanti, contorni viventi. L'ago entra nella stoffa, fa una capriola e puff, torna su, per poi rituffarsi giù a infilzare il contorno di quella giornata, come un recinto, un recinto che racchiude bacchette di legno e profumo di ravioli alla carne e salsa di soia, gradini, treni e tovaglioli di carta, lo sbuffo caldo del metrò quando apre le porte per farti salire; i rumori promettenti della stazione centrale, il vago suono di sogni infranti che sembra rimbombare attutito ovunque ci si volti, ormai. E poi ancora: libri, fotografie in bianco e nero di epoche lontane, scatole, scatole piccole e grandi, il musetto di un cane che ogni tanto torna a farci compagnia, questo però è fatto di stoffa, si sposa bene con la trapunta.
Puff, l'ago si immerge, si gira, puff, l'ago risorge, il filo che porta con sé sembra essere eterno, e forse lo è, perché questa è una trapunta speciale.
Due dita che indicano un faro, le nostre, sembrano quelle di due bambine meravigliate e al contempo di due donne disilluse ma ancora, chissà perché, speranzose.
D'altra parte l'hai detto tu, che noi siamo come il Pino Mugo, e solo io e te sappiamo davvero perché.
L'ago continua, ancora, a cucire. La stoffa cede facilmente, sotto le sue punture. Il filo è saldo, forte, sembra fabbricato dagli gnomi o dai folletti...loro sono piccoli, ma con la forza ci parlano bene.
Dai dillo, amica mia, che dietro a quel faro anche tu ci hai visto per un attimo il mare.
Un mare osservato, anche da lontano. Un mare cercato e trovato, anche se lontano.


6 commenti:

  1. molto bella quest'immagine dell'amicizia, molto bello questo racconto...

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  2. Grazie mille Blackswan, è qualcosa che sentivo di dover descrivere, e ci ho provato.

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  3. Sì...bisogna seguire l'ispirazione... prima del blog non sapevo cosa fosse ma adesso, a volte ci sono cose da scrivere che ti chiamano proprio...è come un tarlo..le frasi ti girano nella testa e non te ne liberi finché non le scrivi...non so se anche tu provi la stessa cosa...

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    1. Hai descritto splendidamente la sensazione. E' proprio quella, è una voce che chiede di essere liberata, e se non lo fai lei continua a parlarti, dentro, senza lasciarti in pace. E' qualcosa di meraviglioso quest'onda di emozione.

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  4. Cuci molto bene le parole... sai farle diventare vestito...

    Ps: Devi essere una buona amica, ne sono certo.

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    1. I tuoi commenti mi commuovono sempre, lo sai? E non è perché sono una piagnucolona (potresti anche pensarlo!!), ma perché dici cose che colpiscono il mio lato più...interno. Grazie, quindi. Col cuore.

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