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martedì 22 maggio 2012

Libera recensione - Il paradiso degli orchi, Daniel Pennac

E' strano, davvero strano il mondo in cui ci si trova leggendo questo libro. E' strano il modo in cui ci si sente "altrove".
I nomi delle città sono quelli che tutti conosciamo, eppure sembra un mondo diverso, lontano...a parte.
Forse è perché, in fondo, è così per tutte le vite, se ci si pensa bene. Solo che troppo spesso non ce ne accorgiamo, e il nostro altrove non lo esploriamo mai fino in fondo.
Qui invece in fondo ci si arriva, colpisce duro Pennac, in più occasioni. E' divertente e amaro, triste e inspiegabilmente allegro. Saggio, in un suo particolarissimo modo.
Pennac è tutt'uno con la sua penna e questo, si sente molto bene.
Bellissimo.

"La gente si volta al passaggio dello svitato con la testa ammaccata accompagnato dal cane che fa le linguacce. Ma anche loro, i passanti, non ne conoscono mica tante di storie che sian tutte a rose e fiori! E se la ridono, con la risata carnivora dell'ignoranza, la risata feroce della pecora dai mille denti." (Da: Il paradiso degli orchi, di Daniel Pennac)

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