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mercoledì 9 maggio 2012

Libera recensione - Ti prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti

Dietro la porta ci sono anche tanti, tantissimi libri. Quelli che ho letto e leggerò, quelli che mi piacciono oppure no. Dietro la porta c'è anche questo, perché anche di questo sono fatta io. E dunque ogni tanto, tra un pensiero e l'altro, sbucherà anche un libro, così come un amico bussa alla porta e comincia a parlare quando entra in casa. Io mi limiterò a riportare qui quello che quell'amico mi ha detto, con le parole e non solo, e chissà...magari in qualche modo, parlerà anche a voi.


Una faccia allegra, occhi tondi e sinceri, un sorriso quasi costante nascosto sotto una serietà d'animo. Una stretta di mano, forte e prolungata. Un incontro raro, un incontro che insegna qualcosa. Il genere di persona da cui possono arrivare solo consigli sinceri. Il genere di persona che mi ha consigliato, dopo aver ascoltato la mia volontà di scrivere e pubblicare romanzi, di leggere questo libro e altri di questo scrittore italiano.
E così ho comprato questo libro. Mi sono semplicemente fidata, ecco tutto. A volte bisogna pur farlo.
Due, dieci, venti, quaranta, cinquanta pagine e...e la mia mente era già lì: ecco, non mi piace, le solite cose, le solite vecchie cose. Basta, ho buttato i soldi.
E invece stava accadendo qualcosa. Qualcosa che, devo dire la verità, raramente accade quando si legge un libro: lo stavo vivendo. Ci stavo mettendo il cuore.
Questo libro è apparentemente "semplice", forse, per la banalità con cui la maggior parte delle persone purtroppo si accosta ai romanzi e ne giudica la qualità.
Io lo trovo grandioso.
La maniera in cui è scritto, senza che tu te ne accorga, ti cattura, ti parla, ti racconta...ti manca, una volta che l'hai terminato.
Ti spiega, con parole semplici e reali, come e quanto facilmente il brutto può violentare il bello. Quanto la malizia può sgretolare e contaminare la purezza. Come l'innocenza barcolli sotto il tiro della cattiveria e dell'ingiustizia. Quanta forza di volontà serve per vivere una vita che per molti è tutta lì, così piccola e insignificante da poter esser descritta in non più di qualche povera parola.
Quanta parte nascosta c'è dietro all'apparenza di qualcuno e quanta incredibile pochezza invece ristagna dentro appariscenti figure.
Quanta rabbia può contenere una persona, prima di esplodere? Quanto si può sopportare?
Un angolo di Italia scorre via in queste pagine e ti rimane nel cuore a lungo perché, in fondo, da lì ci siamo passati più o meno tutti. Chi in un modo, chi nell'altro, in quell'angolo troviamo una parte di noi.
Ho visto un'Italia raccontata in modo sincero. Un'Italia fatta di sogni infranti e di piccole, grandi realtà.
Un romanzo bellissimo.

"Pensa che bello essere invisibile. Come la femmina dei fantastici quattro. Ti passano davanti e non ti vedono. Tu te ne stai là e loro non ti vedono. Il massimo. Oppure, ancora meglio, non esistere nemmeno. Non esserci proprio. Non essere nemmeno nato."  (Da: Ti prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti)

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